Vallefoglia, amore violento, marito indagato. Botte e minacce choc: «Ti sgozzo e faccio sparire i tuoi resti». Ma lei lo rivuole a casa

Venerdì 15 Gennaio 2021 di Luigi Benelli
Violenza in famiglia, foto d'archivio

VALLEFOGLIA Presa per il collo, pugni in testa e la minaccia di ucciderla e buttare il corpo dove nessuno l’avrebbe più trovata. Ma lei lo rivuole a casa. Un’altra storia di amore scaduto nel vortice della violenza. Tanto che lui, 56enne albanese, è indagato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali dopo essere stato gravato dall’obbligo di allontanamento da casa, a Vallefoglia. Ieri in tribunale l’incidente probatorio in cui è stato cristallizzato il racconto della moglie. Ma lei ha detto di amarlo e che tutto quanto successo rientra nei normali litigi familiari. 

 

 
Ai primi di dicembre l’evento scatenante, in cui lui avrebbe preso per il collo la moglie e colpita con un pugno in testa, tanto da farla finire in ospedale dove le hanno diagnosticato un trauma cranico guaribile in 5 giorni. Un episodio arrivato a seguito dei maltrattamenti di cui è accusato. Una relazione diventata insostenibile, lei denigrata e degradata. Una storia in cui il possesso diventa il comune denominatore. «Devi sottostare a me, devi servirmi, non vali niente» avrebbe detto. Litigi in cui avrebbe anche minacciato di ucciderla, di strangolarla e buttare il corpo dove nessuno l’avrebbe potuto più trovare. Minacce pesanti come quella di sgozzarla, prendere la benzina e darle fuoco. Poi i pugni alla schiena e quello in testa, fino all’intervento dei carabinieri, nella casa nel comune di Vallefoglia. Tra le accuse anche quella di violazione di domicilio visto il fatto che ha violato il decreto di allontanamento tornando a casa, sbattendo i pugni contro la porta in piena notte. Non pago avrebbe forzato una tapparella fino a entrare contro la volontà della donna. Per lui anche il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Ieri l’incidente probatorio in cui il giudice ha voluto ascoltare e fissare il racconto di lei. Ad assistere l’indagato l’avvocatessa Pia Perricci: «La signora confermato tutto quanto accaduto, però ha anche detto che rivuole il marito a casa e che lo ama. E che in sostanza quello è il loro modo di vivere. Quindi ha minimizzato. Ora ci appresteremo a chiedere la revoca della misura dell’allontanamento per far rientrare lui in casa. Il mio assistito si è detto pentito ed entrambi dicono di amarsi». 

Il procedimento andrà comunque avanti perché per i tipi di reati contestati si procede d’ufficio dopo l’intervento delle forze dell’ordine. Dunque al termine dell’udienza preliminare l’uomo potrebbe essere rinviato a giudizio. «Andremo a dimostrare che le litigate non erano finalizzate a far male alla moglie - chiude Perricci - Non ci sono state situazioni di pericolo e anche la stessa signora ha riferito che le minacce ricevute erano dettate dall’ira del momento, durante i litigi. L’uomo ha continuato a pagare bollette e provvedere a tutti i mezzi di sussistenza per la famiglia».

 

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