Anche per il 118 la coperta è corta: «A Urbino 15 giorni senza medico»

Sabato 25 Settembre 2021 di Beatrie Giannotti
Anche per il 118 la coperta è corta: «A Urbino 15 giorni senza medico»

URBINO - Una legge europea ha istituito il 112, numero unico di emergenza. Un centralino smista la chiamata per il migliore intervento di soccorso per l’emergenza sanitaria (ma sono attivi anche i tradizionali numeri come il 118). Attraverso le domande preliminari dell’operatore a chi richiede l’intervento, viene individuato il tipo di equipaggio di soccorso più idoneo: l’equipaggio gamma prevede la presenza di volontari non sanitari, cioè due autisti soccorritori.

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L’equipaggio beta è invece composto da un autista e un infermiere. Quello alfa prevede la presenza di autista, infermiere e medico.

Pochi equipaggi alfa

Un operatore del settore, ci spiega che «le postazioni alfa della provincia sono 10 e da tempo soffrono di una carenza cronica di medici, a cui Provincia e Regione non sono riusciti a porre rimedio: si fanno concorsi che vanno deserti. L’azienda sanitaria non ha mai pensato di cambiare il tipo di contratto che viene offerto: passare a un rapporto di dipendenza invece di fare convenzioni che portano comunque a lavorare con cartellino ma senza tutele in caso di infortuni o malattia». Seppur finito il periodo di ferie è molto difficile coprire i diversi turni e la postazione da sacrificare è spesso quella di Urbino a favore della copertura di turni in altre città. Questo significa avere ambulanze senza medico, spesso, nelle zona interne della provincia: a settembre a Urbino per ben 15 giorni non c’è stato il medico. Un fatto molto grave, perché «la diagnosi in strada è fondamentale per capire dove indirizzare il paziente – continua –. I quattro centri del territorio (Urbino, Pesaro, Fano, Ancona) hanno infatti vocazioni diverse. In caso di ictus, ad esempio, si lavorerà su Fano che ha un centro specializzato, Ancona viene prediletta per il trauma center e Pesaro per l’emodinamica. Gestire il caso in strada è fondamentale, ma diagnosi e terapia possono essere indicate solo dal medico, che non sempre è a bordo dell’ambulanza. Nel tempo del trasporto inizia la terapia e questa possibilità può fare la differenza». I medici delle ambulanze e l’entroterra non sono di serie B. Gli specialisti del 118 non possono essere sempre mandati nella costa a discapito dell’entroterra, lamenta l’operatore medico che chiede la riservatezza sulla sua identità. Gambini, Foschi, Acquaroli e il direttore dell’Area vasta Magnoni cosa stanno facendo? Si sta andando incontro a un servizio non efficiente per la popolazione di tutto l’entroterra: non serve un trasporto, ma una terapia di soccorso che parta dall’ambulanza e che solo il medico può attivare. 

L’automedica è una soluzione

«Una soluzione potrebbe essere l’adozione di contratti di dipendenza e non convenzioni (aspetto su cui punta il sindacato di categoria) - segnala il medico -. Un’altra potrebbe essere l’inserimento dell’auto medica per fare da spola tra ambulanze con equipaggio beta, soprattutto sulla costa. Inoltre, si potrebbero risparmiare delle risorse umane spostandole nell’entroterra dove, per via della struttura a vallate, l’automedica è più difficile da utilizzare. Ci sarebbero così medici che coprono tutte le postazioni della provincia». Si deve cambiare qualcosa, per la dignità professionale dei medici delle ambulanze, ma soprattutto per il bene del territorio e della popolazione che si vede privata di un servizio fondamentale.

 

Ultimo aggiornamento: 08:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA