Le analisi del sangue del figlio per riavere la patente: condannato l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate

Giovedì 10 Giugno 2021 di Eugenio Gulini
Le analisi del sangue del figlio per riavere la patente: condannato l'ex direttore dell'Agenzia delle Entrate

URBINO - Per riavere la patente ritirata per guida in stato di ebbrezza aveva fatto fare gli esami del sangue al figlio. Il Tribunale collegiale di Urbino ha condannato a sei mesi Piero Micheli, ex direttore dell’ufficio controlli dell’Agenzia delle Entrate di Pesaro difeso dagli avvocati Aldo Valentini e Andrea Casula. Assieme a Micheli, erano a processo anche la dentista Maria Gabriella Cioppi di Urbino, difesa da Alessandra Repaci, Giampaolo Garbugli, capo della Polstrada di Urbino, difeso dall’avvocato Gabriele Marra, e Umberto Sciamanna, ex funzionario del Commissariato di Urbino, difeso da Michele Ambrosini. 

 



Tre assolti

Questi ultimi tre – come riporta Il Ducato - sono stati assolti dai giudici collegiali, Egidio De Leone, Francesca D’Orazio e Alessandra Conti, perché il fatto non sussiste in quanto la legge sulle intercettazioni è cambiata e le stesse intercettazioni non potevano essere usate dai giudici. «A fare la differenza sono stati il cambiamento della norma sugli abusi d’ufficio e il cambiamento della legge sulle intercettazioni che non ha reso possibile accedere a elementi utili a provare il coinvolgimento degli altri imputati» ha riferito al Ducato la stessa pm Irene Lilliu. 

La vicenda è del 2013

La vicenda risale al 2013. Anche il dirigente Paolo Curina, allora responsabile del servizio di Pesaro, nell’ambito del Dipartimento di prevenzione e medicina, era finito nell’inchiesta. Ben tre le imputazioni: abuso di ufficio in concorso, falsità ideologica in atto pubblico e falsità ideologica in certificati. Curina ha poi patteggiato nel 2015 con sentenza irrevocabile. Il nome del biologo emerge dalle intercettazioni telefoniche a cui era sottoposto Piero Micheli, al centro di un’altra indagine della Guardia di Finanza. Secondo quanto emerso dall’inchiesta il 7 luglio del 2013, la Polstrada di Cagli, nel corso di alcuni controlli nella città ducale, ritira la patente a Micheli per guida in stato di ebbrezza. Per l’ex direttore 90 giorni a piedi con tutto quel che ne consegue burocraticamente parlando. Questi si rivolge all’amico Umberto Sciamanna che lo mette in contatto con il capo della Polstrada di Urbino, Giampaolo Garbugli, che consiglia a Micheli di fare ricorso al Giudice di Pace suggerendogli che lo stato di ebbrezza è dovuto all’uso di un colluttorio per l’igiene orale a base di alcol (prescritto dalla sua dentista). L’analisi del sangue dovrà, però, evidenziare l’assenza di ogni traccia di alcol. Micheli si porta nel laboratorio gestito da Curina, il quale suggerisce la necessità di trovare sangue pulito ed intanto sollecita, via fax, la Commissione patenti di Urbino affinchè vengano affidate a lui le analisi del sangue da effettuare a Micheli nel Laboratorio di Tossicologia di Muraglia.

La Procura in azione

In realtà Micheli non andrà a Pesaro per sottoporsi all’esame ematico ma, grazie ad un infermiere di Urbino già in pensione, otterrà il prelievo a domicilio eseguito, però, sul figlio Matteo. Curina certificherà la correttezza degli esami e la documentazione ingannerà il Giudice di Pace che sospenderà il provvedimento. La Procura di Urbino, però, ha smantellato la macchinazione. 
 

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