Urbino, Iva sui tartufi troppo alta
Polemiche e proteste nel Montefeltro

Martedì 16 Agosto 2016
Iva sui tartufi, polemiche nel Montefeltro

URBINO - Tutta questione di Iva, non solo di profumo, soprattutto se si parla di tartufo. La riforma fa passi in avanti, ma dalla terra del Tuber magnatum pico si levano forti proteste.
Il direttore Confcommercio Amerigo Varotti spiega le contraddizioni della nuova legge che rende il nostro tartufo comunque meno concorrenziale di quello estero. Il Montefeltro, Acqualagna, Piobbico, Pergola e l'entroterra pesarese sono considerate tra le capitale del tartufo ospitando eventi e fiere. Una legge importante, ma non risolutiva: «Siamo in piena stagione per il tartufo estivo aestivum o scorzone. E tra meno di due mesi ci appresteremo a festeggiare il Tuber magnatum pico, il bianco pregiato. Il Senato sta discutendo la cosiddetta legge europea per il biennio 2015-2017 al cui interno è stata inserita una norma che cambierà il trattamento fiscale della raccolta e commercializzazione del tartufo. Ma il Parlamento non interviene con una legge organica sul tartufo, né discute le varie proposte di legge presentate in materia; interviene solo per correre ai ripari dopo l'apertura di un pre-contenzioso che precede l'infrazione da parte dell'unione Europea. Risolvendo solo in parte e malamente i nostri problemi». L'Iva scenderà dal 22 al 10%. Ma in Europa il tartufo è considerato prodotto agricolo e l'Iva è al 4%. Varotti si chiede: «Perché questa differenza per il tartufo italiano? Perché non c'è la capacità di riconoscere il tartufo come prodotto agricolo? Si continuerà a mettere in difficoltà le nostre produzioni rispetto alla concorrenza straniera. Inoltre il non riconoscimento del tartufo come prodotto agricolo impedisce l'utilizzazione da parte delle imprese delle risorse comunitarie per la raccolta, commercializzazione e trasformazione dei prodotti agricoli. Favorendo ancora la concorrenza e spingendo i nostri imprenditori a delocalizzare all'estero».

© RIPRODUZIONE RISERVATA