Fatture false per 4 milioni, in otto finiscono nel mirino della Finanza. Maxi frode tra Cagli e il Lazio

Fatture false per 4 milioni, in otto finiscono nel mirino della Finanza. Maxi frode tra Cagli e il Lazio
Fatture false per 4 milioni, in otto finiscono nel mirino della Finanza. Maxi frode tra Cagli e il Lazio
di Osvaldo Scatassi
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Venerdì 11 Novembre 2022, 03:05 - Ultimo aggiornamento: 08:43

URBINO - Otto persone sono state denunciate dalle Fiamme Gialle in servizio a Urbino per reati finanziari collegati a un giro di fatture false quantificato in oltre quattro milioni di euro. L’indagine si è sviluppata fra Cagli e alcune città del Lazio, l’autorità giudiziaria ha già disposto il sequestro preventivo di un importo pari a un milione di euro: secondo gli inquirenti è l’esatto ammontare dell’indebito vantaggio che avrebbero conseguito i protagonisti della vicenda.


L’intervento della Finanza


Già prelevato mezzo milione di euro da alcuni conti correnti, la cifra restante deriverà invece dal sequestro di eventuali beni mobili (quote societarie, automobili, motociclette per fare degli esempi) oppure da beni immobili come appartamenti, capannoni o terreni. La somma sotto sequestro è intanto confluita nel Fondo unico giustizia e di conseguenza sarà gestita dallo Stato fino alla conclusione del percorso giudiziario. Sono emissione e utilizzo di fatturazioni oggettivamente inesistenti, dichiarazione fraudolenta e omessa dichiarazione in concorso i reati contestati dai finanzieri urbinati, coordinati dal capitano Pietro Cesarano, alle otto persone segnalate all’autorità giudiziaria.


Tre di loro sono gli amministratori di altrettante società di capitali coinvolte in questa indagine su episodi che rientrerebbero nella cosiddetta frode carosello. Una breve spiegazione, allora, per inquadrare la questione. In termini generali si definisce frode carosello un modo di operare piuttosto articolato per risparmiare sull’Iva, l’imposta sul valore aggiunto. Un complicato giro di fatture false, che richiede la presenza di una società cartiera e che nasce nei primi anni del decennio precedente, sfruttando la moneta unica europea e il trattato di Schengen.
Rientra dunque in tale contesto l’indagine avviata dalla Guardia di finanza urbinate, che riguarda tre società operanti nella spedizione di materiale propagandistico, i relativi amministratori e altre cinque persone. Sono tutti residenti fra Cagli (tre) e Ciampino nel Lazio. Alle persone giuridiche e alle persone fisiche è dunque contestato, si legge in una nota diffusa ieri dal comando provinciale delle Fiamme Gialle, di avere attuato «sistematiche fatturazioni per operazioni inesistenti e contestuali passaggi di denaro, nonché prelevamenti frazionati di contante, tutti effettuati in un breve lasso temporale», circa un anno e mezzo. 


La competenza territoriale


In una prima fase l’operazione faceva capo alla Procura della Repubblica a Urbino, per poi essere trasmessa per competenza alla Procura a Velletri, che ha condiviso l’impianto accusatorio prospettato dalla compagnia feltresca e che ha chiesto all’autorità giudiziaria del Tribunale laziale (ottenendola) il sequestro delle somme sui conti correnti e, se necessario come del caso, di altri beni mobili e di beni immobili. Ai finanzieri urbinati è stata delegata la ricostruzione della capacità patrimoniale e finanziaria dei soggetti coinvolti. La nota diffusa ieri dal comando provinciale delle Fiamme Gialle ribadiva inoltre l’importanza dei controlli sul sistema produttivo nella nostra provincia, a maggior ragione in una fase che risente della crisi economica determinata dalla pandemia. 

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