Giovanelli disponibile ad aiutare Scaramucci: «Il declino di Urbino è certificato. Cambio di indirizzo in tre mosse»

Giovanelli disponibile ad aiutare Scaramucci: «Il declino di Urbino è certificato. Cambio di indirizzo in tre mosse»
Giovanelli disponibile ad aiutare Scaramucci: «Il declino di Urbino è certificato. Cambio di indirizzo in tre mosse»
di Eugenio Gulini
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Mercoledì 14 Febbraio 2024, 05:35 - Ultimo aggiornamento: 11:33

Il centrosinistra punta sul candidato sindaco Federico Scaramucci, tanti pensavano che fosse giunta l’ora, a Urbino, di un pezzo da 90 come Oriano Giovanelli, ex sindaco di Pesaro per 12 anni ed ex parlamentare, originario di Gadana. Lei ci aveva fatto un pensiero?

«Che si pensasse a me mi lusinga. Le dico in tutta onestà – dichiara Oriano Giovanelli - che sono contento almeno per tre ragioni: che “Sinistra per Urbino” mi abbia chiesto di mettermi a disposizione; che, dopo che la scelta è caduta su Federico Scaramucci, lui stesso sia stato a chiedermi, con insistenza e onestà, di affiancarlo; ciò mi consente di mettere in primo piano una parola purtroppo così desueta in politica: generosità. Non giudico, aiuto i più giovani a scoprire ciò che oggi manca tanto: una politica fatta di pensieri lunghi che non si consuma in un post sui social».

Urbino è in declino, qual è la soluzione al problema?

«La decadenza è nei fatti, lo studio della Cna lo ha certificato, ma si vede anche a occhio nudo.

Non è un destino ineluttabile. Vedo le potenzialità enormi inespresse, anche Scaramucci le vede. L’amministrazione in carica ha fatto errori macroscopici come quello di affossare la politica culturale del Comune coinvolgendo Sgarbi».

Quale sarà il suo apporto in un ipotetico e non impossibile ritorno del centrosinistra al governo della città?

«Intanto pensiamo a vincere e per questo abbiamo messo in campo la premessa fondamentale: una coalizione unita e larga. Non cerco ruoli. La prima volta che ho incontrato “Sinistra per Urbino” ho detto loro che sarei venuto anche a piedi ad attaccare i manifesti in campagna elettorale tanto mi sta a cuore questa città che è anche la mia città».

Secondo lei il sindaco Gambini non ce la farà per la terza volta?

«Maurizio Gambini ha costruito il suo successo presentandosi come uomo fuori dai partiti. Oggi è espressione di una coalizione di destra pura. Le leve sono in mano a Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. Il suo futuro dipende da loro. Un film già visto. Ma cosa c’entra Urbino con gli eredi del Msi, con Salvini e con gli orfani di Berlusconi? Lo dico a Massimo Guidi (segretario provinciale di Azione, ndr), mio compagno di scuola: sei democristiano e fai parte di una storia che ha al centro la Costituzione non puoi stare con chi la vuole stravolgere».

Quali sono le principali esigenze da cui partire?

«Dico solo tre cose: rispondere alla forte domanda di “pubblico” che sale dalla gente: la vita è sempre più cara e i soldi bastano sempre meno; una città è attrattiva per i turisti se prima di tutto ci stanno bene i residenti, la città la fanno le persone non le pietre; Urbino deve svolgere un ruolo per tutto l’entroterra e stabilire relazioni forti con i Comuni a partire da quelli confinanti.

Come si genera un nuovo sviluppo?

«In primo luogo “il finché dura” è una politica fallimentare. In secondo luogo, bisogna ascoltare e chiamare a raccolta tutte le energie economiche, intellettuali e sociali che Urbino ha e quelle che da fuori Urbino darebbero volentieri una mano per costruire una nuova visione strategica di futuro, chi punta al terzo mandato non può farlo, cinque anni non bastano. Da questo lavoro deve venir fuori una “missione” che Urbino si incarica di portare avanti nei prossimi decenni. Non è forse questa la sfida, il dovere cui ci chiama essere capoluogo? “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”».

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