Green pass, il Comune non paga i tamponi ai dipendenti: «Prioritario è vaccinarsi»

Domenica 26 Settembre 2021 di Thomas Delbianco
Il municipio di Pesaro

PESARO - Stop allo smart working come modalità ordinaria, «il Comune di Pesaro è già nei limiti del 15% di lavoro agile», dice Della Dora. I sindacati e il personale comunale vanno in assemblea. Green pass obbligatorio per i dipendenti pubblici, «no ai tamponi gratuiti, la priorità è la vaccinazione».

 

Lo smart working a partire dal 15 ottobre non rappresenterà più la modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nella pubblica amministrazione, come previsto dal decreto del presidente del Consiglio dei ministri firmato venerdì dal premier Draghi.

Nel provvedimento viene specificato che «le pubbliche amministrazioni assicureranno che il ritorno in presenza avvenga in condizioni di sicurezza, nel rispetto delle misure anti Covid-19».

La soglia indicata da Brunetta
Ora si attendono le indicazioni della Funzione pubblica che dovrebbero confermare, come già anticipato dal ministro Brunetta, il limite del 15% per il lavoro agile.

Quale è la situazione nel Comune di Pesaro? «Non ci saranno grandi variazioni con l’entrata in vigore del decreto - spiega l’assessore al personale Mila Della Dora - già da tempo avevamo spinto affinché i dipendenti rientrassero il più possibile in presenza. Ad oggi, siamo già nella disposizione del 15% di smart working, includendo anche diversi lavoratori fragili. Diciamo che sono rientrati quasi tutti al lavoro, su spinta della nostra amministrazione».

A pieno regime in presenza gli sportelli al pubblico di anagrafe, stato civile, quartieri, ufficio relazioni con il pubblico. In base ai dati forniti da piazza del Popolo, su circa 635 dipendenti, per una novantina di loro è ancora attivo il lavoro agile. Non sono disponibili, invece, dall’ufficio personale, i dati sullo smart working nel periodo della piena pandemia, in quanto, come riferiscono dal Comune, i numeri sulla turnazione tra il lavoro a casa e in presenza cambiavano ogni settimana (il decreto del periodo prevedeva comunque un obbligo di lavoro da casa di almeno il 50%, norma cancellata dal 3 maggio di quest’anno).

Alcune categorie hanno sempre lavorato in presenza, vedi operai, vigili urbani, personale dello Stato civile, oltre a maestre, educatrici e bidelle (tranne che nel periodo del primo lockdown marzo-maggio 2020).

La linea della fermezza
Il 15 ottobre non sarà solo la data della fine dello smart working come modalità ordinaria, ma anche quella dell’avvio del Green pass obbligatorio per tutti i lavoratori, compresi quelli del settore pubblico. I sindacati hanno chiesto a questo proposito al Comune un protocollo di sicurezza ex novo e la gratuità dei tamponi.

«E’ chiaro che un dipendente che non vuole vaccinarsi, può entrare al lavoro ai fini del Green pass con un tampone valido. Ma non li daremo gratuiti - risponde Della Dora - perché per noi la priorità è la vaccinazione. Un conto è farlo una tantum come screening per tenere monitorata la situazione dei contagi, oppure ci può essere l’evento eccezionale, ma questo non può essere lo standard per andare a lavorare. Ritengo che ci si debba vaccinare tutti e il prima possibile».

«Il lavoro agile non è un privilegio»
Sul fronte dello smart working, i sindacati della Funzione pubblica hanno organizzato per metà della prossima settimana un’assemblea, anche a seguito delle dichiarazioni del sindaco Matteo Ricci in tv, sul calo di produttività in Comune con il lavoro agile, che già aveva aperto frizioni con le stesse rappresentanze sindacali. «Lo smart working non è un privilegio, è un istituto che ha voluto il Governo - afferma Francesco Todaro della Cisl Fp Marche -. Un istituto nuovo che dovrà servire, insieme ad altre innovazioni tecnologiche e di organizzazione, a migliorare l’efficienza delle pubbliche amministrazioni e rispondere meglio alle esigenze dei cittadini e delle aziende. E non si scarichino le proprie inefficienze con luoghi comuni. Se all’interno di un ente c’è chi non fa il proprio dovere, ci sono tutti gli strumenti per punirlo senza necessariamente colpevolizzare una intera categoria che produce servizi essenziali al bene comune. E magari punire anche i dirigenti incapaci di controllare e dirigere. I servizi pubblici sono servizi per tutti. Che vanno migliorati dove occorre, ma difesi, perché non se ne può fare a meno in un paese civile. Servono persone capaci a tutti i livelli perché gli stessi funzionino sempre meglio, senza bisogno di falsità, luoghi comuni e disinformazione».

«Strumento utile anche agli utenti»
L’approvazione del dpcm, per Vania Sciumbata della Fp Cgil Pesaro-Urbino «è una non notizia per quanto riguarda l’impatto sugli enti locali, dove da mesi non ci sono più percentuali significative di smart working. Non è che lo smart working poteva soppiantare il lavoro in presenza. Che diventi il lavoro in presenza l’attività svolta in maniera ordinaria è corretto. Diciamo che comunque è uno strumento flessibile su cui la pubblica amministrazione deve investire per la riduzione dei tempi di lavoro, l’impatto ambientale, ma anche lo svecchiamento dei metodi utile a utenti e lavoratori».

Ultimo aggiornamento: 27 Settembre, 08:37 © RIPRODUZIONE RISERVATA