Studente no mask sottoposto a Tso, un'avvocata impugna l'atto. Senatore lo visita in psichiatria: «Sta bene»

Domenica 9 Maggio 2021 di Lorenzo Furlani
I manifestanti no mask davanti a psichiatria di Muraglia di Pesaro

FANO - Avrebbe dovuto essere, nelle intenzioni di chi l’aveva preparata, una protesta simbolica con un’eco mediatica locale contro le mascherine obbligatorie a scuola da parte di chi ne soffre l’uso. Per lo sviluppo che la protesta ha avuto, con l’intervento in classe di un medico del 118 e un successivo trattamento sanitario obbligatorio deciso in ambiente ospedaliero, la vicenda è diventata un caso nazionale con la mobilitazione dei Cobas e del Comitato priorità alla scuola, l’intervento dell’associazione contro gli abusi psichiatrici Telefono Viola, l’ondata delle contestazioni sui social di un fronte variegato di no mask, no vax, negazionisti e mattonisti (con manifestazioni davanti al reparto di psichiatria di Pesaro dove è ricoverato il diciottenne), i commenti di censura di vari personaggi di notorietà nazionale (Gianluigi Paragone, Nicola Porro, Vittorio Sgarbi) e, infine, l’annuncio dell’arrivo delle iene dell’omonimo programma di Mediaset.

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Lo studente vittima
In mezzo c’è lui, lo studente dell’istituto Olivetti, diciottenne da sei mesi, vittima conclamata della dinamica incrociata di protesta e reazione, con la conseguente grancassa nazionale, che per giudizio prevalente se non unanime verrà segnato per sempre da questa esperienza. Ieri, gli ha fatto visita in ospedale il senatore della Lega Armando Siri, che ha rilevato le sue buone condizioni di salute, chiedendone il rientro a casa.


Nella vicenda ora entra l’avvocata Isabella Giampaoli di Pesaro, che ha assunto su mandato diretto la tutela del ragazzo con il consenso dei genitori. Il trattamento sanitario obbligatorio mercoledì scorso era stato proposto da un medico ospedaliero, controfirmato da una psichiatra e disposto dal sindaco Seri.

Chiesta la revoca al sindaco
«Ho chiesto al sindaco la revoca del Tso e mi sono opposta alla convalida del giudice tutelare - afferma l’avvocata -. Ieri mi hanno comunicato che il provvedimento è stato già convalidato (dalla giudice Sabrina Carbini, ndr), pertanto lo impugnerò davanti al tribunale collegiale, innanzitutto perché è carente di motivazione: due righe non possono essere sufficienti per un ragazzo di 18 anni che non risulta soffrire di alcuna patologia psichica. Poi ci sono altri elementi che sto verificando e che inserirò nel ricorso».

L’avvocata allude anche a un possibile piano penale. «Sto ricostruendo tutta la vicenda - sottolinea -, ho delle indicazioni che non posso anticipare per non rovinare le mie indagini, ma ci sono molti aspetti da chiarire e da capire. Andrò a fondo su tutto. Peraltro è illegittimo che a psichiatria gli abbiano tolto il telefonino e ho già inviato una pec alla direzione sanitaria perché glielo restituiscano».

«Dad permanente arbitraria»
«Questo ragazzo - sottolinea l’avvocata Giampaoli - a scuola aveva manifesto diverse volte per la garanzia dei diritti costituzionali il suo rifiuto della mascherina. Riconosco che incatenarsi al banco non è stata la modalità giusta ma ciò non giustifica quanto è accaduto. Nel decreto e nell’allegato previsto per la scuola non c’è alcun obbligo di mascherina in staticità e con un distanziamento di almeno un metro. Il decreto di novembre che disponeva l’obbligo è stato annullato prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, che ha ordinato al governo di togliere quest’obbligo dai decreti successivi. Ritengo che sia stato arbitrario imporre la didattica a distanza permanente a questo ragazzo».

La ricostruzione
Secondo quanto è stato possibile ricostruire incrociando varie testimonianze, il 18enne per 5 volte si è presentato a scuola senza mascherina per rivendicare il diritto di partecipare alle lezioni in presenza insieme ai suoi compagni di classe.

Nelle 4 volte precedenti la preside, dopo la segnalazione dell’insegnante, aveva chiamato le forze dell’ordine, che avevano accompagnato lo studente fuori dell’istituto, qualche volta in presenza dei genitori nel frattempo avvertiti. Il ragazzo mostrava un’insofferenza verso la mascherina e nel febbraio scorso aveva scoperto, nella manifestazione davanti al teatro Rossini di Pesaro a cui si era aggregato, l’esistenza di un movimento che contesta la legittimità delle misure anti Covid. Qui aveva conosciuto Lamberto Roberti, ispiratore nel territorio per i suoi studi di diritto costituzionale delle tesi di chi si oppone alle chiusure delle attività e all’obbligo delle mascherine.

Per la prima volta è arrivato il 118
Mercoledì scorso per la prima volta Roberti era davanti alla scuola a sostenere (in contatto telefonico) la protesta del ragazzo, che come il giorno prima si era incatenato al banco. E per la prima volta con la polizia è arrivata anche l’ambulanza del 118 (sarebbe stata la conseguenza della chiamata da parte della preside al numero unico di emergenza 112).

La situazione (in assenza dei genitori) è stata gestita dal medico, che ha convinto il ragazzo a seguirlo sull’ambulanza verso il pronto soccorso per quello che tecnicamente è un accertamento sanitario volontario. Ma in ospedale è scattato il trattamento sanitario obbligatorio.

«Secondo la comandante della polizia locale, il tampone naso-faringeo, causa di una forte reazione fisica e di pianto del ragazzo che non ha sopportato quell’accertamento invasivo, è stato eseguito (sotto gli occhi sgomenti dei genitori sopraggiunti) dopo la decisione di adottare il Tso.

Infatti, il protocollo ospedaliero prevede per la profilassi il tampone prima di un ricovero e non per una visita. Quindi, contrariamente a quanto diversi soggetti hanno riferito, il Tso non è stata la conseguenza di una reazione intemperante del ragazzo al tampone (per il quale ha mostrato chiaramente un’insofferenza psicologica e fisica). E questo è un aspetto centrale della vicenda.

 

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 10:49 © RIPRODUZIONE RISERVATA