Stangata sul carrello della spesa: dal primo gennario per i rincari di energia e materie prime

Giovedì 30 Dicembre 2021 di Véronique Angeletti
Il carrello della spesa

PESARO - Lievitano i prezzi dei prodotti alimentari. Tutta colpa dell’impennata del costo dell’energia e delle materie prime. E se in questi ultimi sei mesi, produttori e trasformatori hanno assorbito i rialzi, dal 1° gennaio, si apprestano ad aumentare i prezzi. Mangiare purtroppo costerà più caro iniziando proprio dal cornetto al bar.

 

«Costerà 1 euro e 30 centesimi» annuncia Benvenuto Pagnoni del panificio Pagnoni di Pesaro. «Aumenteremo di solo 10 centesimi ma, per la nostra azienda, sono fondamentali». Dal laboratorio di via Togliatti, che ha fondato nel 1978, ogni giorno sforna una decina di quintali di prodotti da forno. Pani, paste, dolci in parte riservati ai supermercati. Vanta un listino grande almeno 60 tipologie che aumenterà probabilmente del 20%. Spiega che non può fare diversamente: «I prezzi delle materie prime come il grano e la farina sono perfino cresciuti del 60%, la bolletta del gas è più che raddoppiata, il kw elettrico ci costa il 40% in più».

E non è tutto. Come vicepresidente nazionale di Assopanificatori della Confesercenti, a breve sa che si siederà intorno al tavolo tecnico per la negoziazione del contratto nazionale di lavoro del comparto e che ci sarà anche un aumento del costo del lavoro.

La base dell'alimentazione
«Il peggio – conclude – è che noi fornai saremo all’indice: aumentare il prezzo del pane equivale toccare la base dell’alimentazione italiana anche se, in media, nel nostro paese, non si mangiano più di 110 grammi di pane a persona». Oggetto di polemica diventa pure il caffè macchiato. Ieri, la titolare del Jean’Bar & Pizza a Colbordolo, Susanna Palmucci ha dovuto giustificare l’aumento. «Il chilo di caffè costa circa il 3% di più dal mese di ottobre ed è cresciuto anche il prezzo del litro di latte fresco che nessuno mi dà in regalo». Eppure, nonostante tutto, esiste nei prezzi una componente omaggio. Come nel caso della pasta.

«E ciò perché non potendo mettere su questo prodotto povero tutti gli aumenti reali del ciclo di produzione, siamo costretti di assorbirli nei nostri già ridotti margini», entra nel merito Giovanni Battista Girolomoni, il presidente del Pastificio Girolomoni di Isola del Piano. Anche lui conferma che, ad inizio anno, il suo listino prezzi cambierà. Prevede un aumento del 15%.

Le economie del biologico
«La metà di quello necessario - precisa - perché dobbiamo venire incontro sia ai nostri clienti che hanno grossi costi di trasporto sia ai nostri consumatori».
Dal suo conto economico, è palese che nessuna voce è stata risparmiata. Dal pallet aumentato in pochi mesi del 100% alle risme di carte; dalla plastica ai costi dell’energia per il mulino e del pastificio. «Ma non per l’essicazione – interviene – abbiamo investito per produrre calore con il cippato di legno». Poi, detta legge l’inaspettata crescita (60%) della quotazione del grano duro. «Ma non dei grani antichi – precisa -, questi obbediscono ad un accordo specifico con i nostri coltivatori».

La rivincita della best practice, della filiera corta. La cooperativa che associa 400 agricoltori all’80% marchigiani, acquista il suo grano e lo trasforma in pasta e diventa la centrale commerciale per i prodotti di rotazione come ceci, lenticchie, fagioli. Delle 10mila tonnellate di pasta prodotta in 50 formati diversi, 80% è destinata all’export. Comunque, anticipa che il grano bio lieviterà al prossimo raccolto.

«Perché – svela – l’agricoltura convenzionale ha comprato concimi naturali per evitare i prezzi alti dei concimi artificiali legati al metano e fatto innalzare i costi». Sul fronte degli ortaggi, gli aumenti delle materie per produrre variano dal 40% al 100%.

Timori al Codma
«Sono molto preoccupato – afferma Francesco Renzoni, il responsabile tecnico della Codma, l’organizzazione di produttori di Fano - anche se stiamo investendo per contenere i costi di coltivazione ed ottimizzare le produzioni estive, i prodotti agricoli necessitano tutti di energia e quasi tutti di coperture in plastica. Pensiamo che meloni, anguria arriveranno a costare 12mila euro all’ettaro, aumenti che dovranno supportare i nostri soci considerando il rifiuto dei supermercati di modificare il prezzo finale». Intanto, la Coldiretti informa che, in prospettiva, frutta e verdura costeranno tra il 30 e il 35% in più

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