La soldatessa ferita al poligono ha perso visto e udito: sfilano cinque testimoni in aula

Giovedì 9 Settembre 2021 di Eugenio Gulini
La soldatessa ferita al poligono ha perso visto e udito: sfilano cinque testimoni in aula

URBINO - Oggi, Al Tribunale di Urbino, si tiene la seconda udienza del processo della soldatessa, Vanessa Malerbi, 30enne, all’epoca del grave episodio caporal maggiore, ferita al poligono di Carpegna il 12 giugno 2018 dal colpo di mortaio, caduto fuori traiettoria, che le procurò lesioni personali gravissime tra cui vari traumi in faccia, alla spalla destra, alla carotide, fratture multiple nel viso, contusioni polmonari e ferite su tutto il corpo provocate dalle schegge.

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Ha perso udito e vista

In seguito la soldatessa ha perso la vista e udito dal lato destro oltre ad avere difficoltà di masticazione. La prima puntata, l’ 11 marzo scorso, in assise, nel palazzo di giustizia ducale, si era tenuta la costituzione delle parti e la produzione, come prassi, dei documenti. Oggi, il giudice Francesca D’Orazio, ascolterà i primi 5 testimoni tra cui un consulente tecnico che dovrà ricostruire la dinamica dell’accaduto. Ricordiamo che ben sette sono i militari imputati oltre al colonnello Giuseppe Scuderi (comandava, allora, il 187esimo reggimento paracadutisti della Folgore), il capitano Gianluca Simonelli oltre ad altri graduati e soldati. Per tutti l’accusa è di “lesioni personali gravissime in violazione delle norme per la prevenzione di infortuni sul lavoro con concorso di causa”.

Vizi di procedura

Oltre alla soldatessa ferita si sono costituite parte civile anche la sorella e la madre di Vanessa Malerbi. La difesa ne contestò, l’11 marzo scorso, “vizi di procedura” che non sussistevano tanto che il presidente ammise la costituzione di sorella e madre come parte civile.
Invece sulle relazioni su ispezioni interne all’esercito il giudice si è riservato di esprimersi. Forse lo farà oggi stesso. Il giorno del grave infortunio la soldatessa Vanessa Malerbi era impegnata nell’assistenza sanitaria fuori, come detto, l’ambulanza quando rimase colpita dall’esplosione improvvisa quanto ravvicinata del proiettile di mortaio che le massacrò il volto e parte del corpo.

Gli errori contestati

In un primo momento fu soccorsa sul posto per essere trasportata, successivamente, all’ospedale regionale di Torrette. La tesi del pm è che una serie di errori di calcolo abbia causato la deviazione della traiettoria di tiro oltre lo spazio di sicurezza. 

 

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