Scavi archeologici promossi ma visitabili solo su prenotazione. La città a Pasqua senza manutenzione

Gli scavi di Vitruvio sotto Sant'Agostino
Gli scavi di Vitruvio sotto Sant'Agostino
di Massimo Foghetti
3 Minuti di Lettura
Domenica 17 Aprile 2022, 12:21

FANO - Anche ieri un piccolo gruppo di turisti, dopo aver chiesto indicazioni dove si trovassero i cosiddetti “Scavi di Vitruvio” sono giunti davanti all’edicola che costituisce l’ingresso ai sotterranei dell’ex convento di Sant’Agostino restando amaramente delusi. Hanno trovato infatti il cancello chiuso, con l’avvertenza di prenotare la visita tramite un numero telefonico.

 

Troppo macchinoso e troppo breve il tempo a disposizione. Così il gruppetto, dopo aver dato un’inutile sbirciatina al di là della grata per cercare di catturare almeno una piccola idea della suggestione che emanano le immagini pubblicate dalle guide turistiche, ha fatto dietrofront ed è ritornato sui suoi passi. 

Così non va
Così non va. La città non può rendere così poco fruibili le sue attrattive e gli “Scavi di Vitruvio”, anche se con Vitruvio hanno poco a che fare, costituiscono sempre un’area archeologica di estremo interesse. Almeno per il periodo pasquale, i tre giorni del weekend del 25 aprile e il weekend del primo maggio, gli scavi avrebbero dovuto essere sempre accessibili, senza tante telefonate e tante prenotazioni. Così anche altri siti di grande interesse della città. 

Confcommercio: «Gestiamo noi i siti»
Da tempo la Confcommercio, così come ha fatto a Pergola e in altre località, si è resa disponibile a gestire anche parte dei beni culturali fanesi. «Sia gli scavi di Vitruvio che l’area ipogea della Memo sono siti che dovrebbero restare sempre aperti – ha dichiarato la presidente della associazione di categoria Barbara Marcolini - perché insieme all’arco di Augusto e alle mura, sono i resti più rappresentativi della Fano romana. Se manca il personale, noi siamo disposti a supplire all’occorrenza tramite una convenzione sottoscritta con i rispettivi proprietari. Non è possibile che promuoviamo la città con delle attrattive pubblicate sulla carta o diffuse sui video che poi in realtà sono difficilmente visitabili. Specialmente in questi giorni i beni culturali esercitano la prima forza di attrazione». 

Le risorse turistiche non sfruttate
«Noi in realtà cosa facciamo - chiede Marcolini -? Lasciamo la chiesa di San Pietro in valle chiusa per quarant’anni, consentendo che lentamente si aggravi il suo stato di degrado e non prendiamo alcuna decisione per valorizzare la chiesa di San Francesco, dove si trovano le tombe malatestiane». Un vero segnale di rinascita sarebbe stato organizzare un accesso più immediato e magari gratuito alle zone più interessanti.

La mancanza di cura della città
Quest’anno sembra che la città tardi a risvegliarsi dal suo torpore invernale. In passato all’approssimarsi della Pasqua, per una buona accoglienza alle prime avanguardie dei turisti, si cercava di riqualificare l’immagine cittadina, allo scopo di indurre i forestieri a ritornare nella stagione estiva, quest’anno invece, i lavori languono o sono stati sospesi.

Troppo lunga per Barbara Marcolini è stata la pausa che sta caratterizzando da più di un anno i lavori alla darsena Borghese, troppe le strade da asfaltare, troppe le vie del centro storico con i sampietrini sconnessi e soprattutto non si può più tollerare che una città a vocazione turistica come Fano non metta a disposizione degli ospiti dei servizi igienici all’interno della città murata. «Quanto ancora si abuserà della pazienza e della cortesia di baristi e ristoratori?». Tra l’altro in tempo di pandemia relegare questo importante servizio ai privati diventa sempre più un compito difficile da gestire. 
 

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