Omicidio di Sesto Grilli: finiscono a processo padre e zio di Nino De Luca

Martedì 23 Marzo 2021 di Luigi Benelli
Omicidio di Sesto Grilli: finiscono a processo padre e zio di Nino De Luca

SAN LORENZO IN CAMPO  - Pressioni e minacce per convincerlo a non rivelare informazioni. E favoreggiamento. Zio e padre a processo. Il contesto è quello dell’omicidio di Sesto Grilli il 74enne di San Lorenzo in Campo, trovato morto in casa, legato e trovato con un cuscino sul volto il 17 marzo 2019. 

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A luglio era arrivata la sentenza della corte d’assise di Pesaro. Dante Lanza (34 anni) e Franco Deluca (40 anni) sono stati condannati alla pena dell’ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla minorata difesa della vittima. Massimiliano Caiazza (28 anni) e Nino Deluca (29 anni) sono stati condannati a 14 anni per l’omicidio più 2 anni per la tentata rapina per un totale di 16 anni. Per loro il reato è stato riqualificato nel concorso anomalo, ovvero quando il reato è diverso da quello voluto dai concorrenti. Sono cadute le aggravanti delle sevizie, della crudeltà e dei futili motivi.

 

Nell’ambito di quelle indagini la procura di Pesaro aveva aperto un fascicolo nei confronti del padre di Nino per il reato di “Induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’autorità giudiziaria”.
Ieri l’udienza preliminare. Secondo l’accusa il padre di Nino, con minacce, avrebbe indotto il figlio a non rendere dichiarazioni in sede di interrogatorio. In particolare avrebbe anche riferito al fratello con cui aveva colloqui in carcere che se Nino non avesse adottato la linea del silenzio avrebbe rischiato la vita. 


Durante il dibattimento era emerso anche che a Nino sarebbe stato detto “non ci vuole niente, una coltellata”. Ricevuta la minaccia indirettamente in un colloquio con lo zio, Nino ha raccontato tutto all’agente di Polizia Penitenziaria perché temeva per la sua incolumità. Da lì ha smesso di avere colloqui col padre e fratelli e si è aperto il fascicolo. Altro capo di imputazione per lo zio di Nino, quello di favoreggiamento, ovvero secondo la procura avrebbe aiutato taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità. 

 


Prima di essere arrestato, secondo l’accusa, Nino avrebbe consegnato una busta allo zio con all’interno cose che potevano essere collegate all’omicidio o comunque illecite, affinché fosse occultata. Durante la perquisizione dei carabinieri, lo zio avrebbe nascosto la busta in una scarpiera non facendola trovare. Poi se ne sarebbe disfatto per impedire che fosse acquisita durante il dibattimento del processo per omicidio. Ieri davanti al Gup è stato deciso il rinvio a giudizio dei due imputati. Il padre ha scelto il rito ordinario tramite l’avvocato Alessandro Pagnini mentre lo zio l’abbreviato tramite l’avvocato Vando Scheggia. 

 

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