Pesaro, più linfa agli ospedali minori. E per Muraglia analisi costi benefici

Domenica 5 Gennaio 2020 di Lorenzo Furlani
Il presidente Ceriscioli davanti all'ospedale di Muraglia
PESARO - Se non proprio una rivoluzione copernicana, certamente è un’evoluzione darwiniana. L’assetto delle strutture ospedaliere e delle reti cliniche regionali recepito nel piano socio sanitario 2019 - 2021, che a gennaio arriverà all’attenzione dell’assemblea legislativa delle Marche per l’approvazione definitiva, è significativamente diverso da quello licenziato il 28 gennaio 2019 dalla giunta regionale.

Una frenata sulle privatizzazioni
Non c’è solamente una frenata sulla politica delle privatizzazioni con varie norme generali e un forte richiamo alla sanità pubblica (espresso in un paragrafo aggiunto), insieme a una compressione dell’autonomia della giunta regionale nell’esecuzione del piano attraverso l’introduzione di pareri obbligatori della commissione competente anche sulla riclassificazione delle strutture ospedaliere, sui bilanci preventivo e consuntivo della sanità e sui fondi erogati alle aziende ospedaliere e alle singole Aree vaste dell’Asur.

C’è, soprattutto, una serie di previsioni che impatta concretamente sull’organizzazione dei servizi e delle strutture nel territorio, in particolare nella provincia di Pesaro Urbino. Precisamente, riguardo al nuovo ospedale dell’azienda Marche Nord previsto a Muraglia sorge l’obbligo di una dettagliata verifica costi benefici che la commissione consiliare dovrà esaminare prima dell’avvio dell’opera, ossia un chiaro ostacolo alla pubblicazione del bando di gara basato sul progetto dell’associazione di imprese guidata dalla società Renco prima delle prossime elezioni regionali (e quindi nel mandato del presidente Luca Ceriscioli).

Nuova rete di centri per l’emergenza
Sull’ospedale di Pergola si conferma il vincolo per il pronto soccorso mentre per gli ospedali di comunità come quello di Fossombrone si prevede una rete di emergenza con punti di intervento dotati di personale proprio in aggiunta a quello delle postazioni del 118. A Cagli e Sassocorvaro si dispone il ritorno delle funzioni ospedaliere con l’equiparazione di quei territori alle aree disagiate.

L’elaborazione compiuta dalla commissione consiliare sanità e politiche sociali, presieduta dal senigalliese Fabrizio Volpini del Pd - prima attraverso l’ascolto dei portatori di interesse, poi con la discussione politica interna - ha introiettato le istanze critiche del territorio (espresse da comitati cittadini, sindacati, ordini professionali, sindaci e forze politiche di minoranza e anche del centrosinistra) contro la riforma sanitaria attuata dalla giunta regionale, andando a modificarla in punti rilevanti. L’operazione di mediazione politico amministrativa compiuta con il testo approvato dalla commissione consiliare lo scorso 25 novembre assomiglia alla quadratura del cerchio, impossibile come è noto per la scienza ma possibile evidentemente alla politica.

Cancellate le strutture uniche
Infatti, si confermano il richiamo alle linee guida ministeriali contenute nel decreto 70 del 2015 e il modello hub and spoke, con una struttura centrale e altre satelliti, affermando (in più rispetto alla bozza della giunta) la necessità di una semplificazione del numero delle strutture sanitarie, socio sanitarie e sociali. Ma al tempo stesso si rivendica la competenza in tema di sanità in capo alla Regione e si correggono gli effetti dell’applicazione pedissequa di quelle linee guida nazionali, che avevano inciso sulla carne viva dei bisogni di salute dei territori.

La proposta di piano socio sanitario conferma la massiccia campagna di edilizia sanitaria - con sei nuovi ospedali - prevista dal governatore Ceriscioli, ma compie una revisione lessicale che rimanda a un cambiamento di contenuti. A eccezione dell’ospedale unico Ancona Sud Inrca Ancona-Osimo, tutte le altre strutture vengono rinominate nuovo ospedale (il presidio materno infantile Salesi di Ancona era già definitivo così). Questo accade perché il protocollo d’intesa tra la Regione e il Comune di Fano sul mantenimento dei servizi ospedalieri del Santa Croce dopo la costruzione dell’ospedale di Muraglia, inserito nel testo della legge, diventa un modello per tutta la sanità regionale da replicare nelle altre Aree vaste.

Accolto il mantra di comitati e M5s
Per Marche Nord (di cui si disconosce il secondo livello ospedaliero prescritto per le aziende ospedaliere dal Dm 70, pur in presenza di buona parte delle discipline di alta specialità previste) rilevante è la norma che recepisce un mantra dei comitati e anche del M5s, disponendo “un’accurata analisi/costi benefici, da sottoporre al vaglio della commissione assembleare competente, sulla costruzione/ammodernamento/manutenzione delle strutture sanitarie regionali prima di avviare l’iter di nuove costruzioni”.

Il testo è una proposta ma sarebbe un’evidente forzatura se la giunta regionale, nelle more del dibattito istituzionale, procedesse senza quell’analisi con il bando del nuovo ospedale vista l’irritualità dell’iter seguito, oltre il termine perentorio di tre mesi stabilito dalla legge, per la selezione comparata del progetto della società Renco, che godrebbe nella gara del diritto di prelazione dopo, peraltro, avere finanziato a Ceriscioli la campagna elettorale (5mila euro dichiarati) a testimonianza di un rapporto di fiducia personale.

Il piano socio sanitario regionale licenziato dalla commissione può subire nuove modifiche in aula. Sul testo approvato dal centrosinistra, la Lega ha votato contro e Fdi e Movimento 5 stelle si sono astenuti. © RIPRODUZIONE RISERVATA