Brutta sorpresa sotto l'albero di Natale: aumenta la Tari in tutta la provincia

Venerdì 18 Dicembre 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, brutta sorpresa sotto l'albero di Natale: aumenta la Tari in tutta la provincia

PESARO -  La Tari, la tariffa sui rifiuti aumenta del 2,5% in tutti i Comuni della provincia di Pesaro-Urbino. E i sindacati non ci stanno. Cgil e Cisl rivelano che la delibera n° 12 del 10 dicembre costerà caro ai 52 Comuni della provincia.

«Abbiamo appreso che nell’ultima riunione dell’Ata, (Assemblea Territoriale d’Ambito rifiuti), i sindaci hanno approvato un aumento della Tari pari al 2,5% - spiegano Maurizio Andreolini segretario Cisl e Roberto Rossini segretario Cgil - riteniamo che tale decisione, ancorché supportata da una deliberazione Arera, sia una decisione assolutamente fuori luogo nei tempi e nel merito e chiediamo ai sindaci di rivedere la loro decisione».

 

Una scelta che sarà quindi operativa, salvo dietrofront. «E’ qualcosa di inaccettabile – va a fondo Andreolini – chiediamo di ritirarla. In un momento come questo dove la contrazione di fatturati e redditi è davvero pesante, qualsiasi aumento della tassazione è devastante anche da un punto di vista emotivo. Pensiamo alle famiglie più fragili o a categorie come albergatori o imprenditori con ordinativi rallentati. I Comuni dicono che i loro bilanci saranno improntati al non aumentare i tributi, poi questo è quanto accade in sede Ata, pessimo». 
Conti in tasca
Per chi paga circa 350 euro l’anno come una famiglia di 4 persone in un appartamento di circa 100 metri quadri, l’aumento è intorno agli 8 euro. Quanto a un albergo di 50 camere che paga 13 mila euro l’anno di Tari, l’aumento è di 850 euro circa. «Chiediamo ai sindaci di impegnarsi per predisporre un nuovo piano provinciale dei rifiuti che riduca i costi di gestione del ciclo rifiuti adeguando la raccolta dei rifiuti ai moderni standard di sostenibilità ambientale. In un contesto così complesso come quello che stiamo vivendo dove molti lavoratori e pensionati hanno visto compresso il proprio reddito se non addirittura azzerato nel caso di lavoratori precari, dove molte aziende, in particolare del settore turistico recettivo, hanno visto crollare il proprio fatturato, pensare di aumentare la Tari ci sembra assolutamente fuori luogo. Pensiamo anche a tutti i pensionati che vivono con una pensione minima di circa 500 euro». I sindacati fanno notare qualcosa che stride. «Questa decisione sembra ancor più incomprensibile visto che nello stesso tempo le aziende partecipate o interamente pubbliche come Marche Multiservizi o Aset che gestiscono il ciclo dei rifiuti, creano utili milionari». 
Inflazione e deflazione
«Sempre nella stessa delibera - puntualizzano - leggiamo inoltre che viene considerato in aumento del 1,7% di inflazione programmata, quando sappiamo bene che tra gli effetti della pandemia c’è stata una contrazione dei consumi ed un azzeramento dell’inflazione tanto che parliamo di “deflazione”.Ora non vorremmo che nel meccanismo di costruzione della Tari si sia anche inserito come costo fisso l’utile di impresa consolidato che, considerato l’innegabile aumento dei costi della raccolta a causa del Covid, senza un aumento della tariffa si sarebbe ridotto rispetto ai periodi pre Covid. Ma ci risulta che addirittura un rappresentante di un comune abbia protestato perché avrebbe voluto un aumento del 5%. E’ paradossale sentire parlare di “tariffa puntuale” che va nella direzione di ripartire la tassazione in forma proporzionale all’effettiva produzione dei rifiuti, e poi vedere incrementare la Tari al solo fine di recuperare quelle risorse che nel 2020 per la crisi pandemica non sono entrate nelle casse dei singoli comuni. Cgil e Cisl chiedono dunque ai sindaci di rivedere la decisione assunta affinché questi aumenti non siamo efficaci». 

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