Minacciata dall'ex e costretta a subire rapporti sessuali: portata con il figlio in un luogo sicuro

Giovedì 30 Settembre 2021 di Luigi Benelli
Minacciata dall'ex e costretta a subire rapporti sessuali: portata con il figlio in un luogo sicuro

PESARIO - Costretta a subire rapporti sessuali sotto minacce che sono come un pugno nello stomaco. «Se lo dici a qualcuno ti violento, ti ammazzo e sotterro il cadavere». Lei è una donna moldava di 40 anni che ha trovato il coraggio di denunciare ed è stata subito portata assieme al figlio in una residenza protetta, lontana dall’ex compagno. A lui, pesarese di 47 anni, è stato imposto il divieto di avvicinamento.

 

La denuncia ha portato all’apertura di un’indagine e all’incidente probatorio in cui è stato cristallizzato il racconto di lei. Ieri davanti al Gup, la scelta del rito e la costituzione di parte civile della parte offesa. Un processo in cui entra anche Gens Nova, l’associazione a difesa delle donne e dei bambini vittime di violenza e soprusi.

Parte civile

«Ci siamo costituiti parte civile e vogliamo dare supporto alla donna – spiega l’avvocatessa Elena Fabbri – il giudice ci ha ammessi al processo, vogliamo tutelare la vittima». Il compagno, un pesarese di 46 anni, è accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. Episodi in cui le avrebbe anche detto che non subiva il rapporto, se ne sarebbe dovuta andare di casa e che l’avrebbe denunciata per abbandono di minore, visto che i due hanno avuto un figlio insieme. Gli episodi contestati sono diversi, così come i pianti con cui lei lo implorava di smetterla. Ma anche minacce, come quella di ucciderla e seppellirne il cadavere senza mai farlo ritrovare se lei lo avesse denunciato. Una frase pronunciata dopo la visita per l’interruzione di gravidanza. Minacce di morte che si sarebbero ripetute anche in altre situazioni, lui era spaventato del fatto che lei potesse fuggire con il bambino. 

Gli episodi

Tra gli episodi anche una spinta che avrebbe fatto finire la donna contro un armadio e ancora gli insulti: «Tu sei una persona inutile, una stupida, finirai nei guai. Ti porto via il figlio. Non hai una lira, non potrai mai crescere un figlio senza di me. Non ti farò fare il passaporto per il bambino». Un clima invivibile, una spirale di violenza anche psicologica. Lui le avrebbe controllato gli scontrini della spesa, impedito di uscire da sola col figlio, o con le amiche.

I divieti

Non poteva neppure parlare con la madre nella sua lingua. E poi l’avrebbe costretta a lavorare nel suo locale anche quando lei era incinta. Senza pagarla. Due volte sono intervenuti i carabinieri. Poi il 19 settembre 2020 lei lo ha denunciato ed è stata messa sotto protezione. Il 19 gennaio la discussione e la sentenza.

 

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