Inferno in famiglia tra botte e minacce di morte, poi trova il coraggio di denunciare l'ex

Mercoledì 28 Ottobre 2020 di Luigi Benelli
Inferno in famiglia tra botte e minacce di morte, poi trova il coraggio di denunciare l'ex

PESARO - Ha ripercorso quei lunghi mesi di violenza e sopraffazione psicologica durante l’incidente probatorio.

Lei è una donna moldava di 40 anni che ha trovato il coraggio di denunciare ed è stata subito portata assieme al figlio in una residenza protetta, lontana dall’ex compagno. A lui è stato imposto il divieto di avvicinamento. 

 

L’indagine

La denuncia ha portato all’apertura di un’indagine tanto che ieri è stata sentita per cristallizzare il suo racconto prima dell’udienza preliminare. Il compagno, un pesarese di 46 anni, è indagato per maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale. In particolare, secondo la denuncia presentate dalla donna lui l’avrebbe costretta a subire dei rapporti sessuali non consenzienti a partire dal periodo del lockdown, periodo in cui la situazione era diventata insostenibile per la donna che continuamente veniva sminuita nel suo ruolo di madre e denigrata come donna. Gli episodi sarebbero stati diversi: una volta l’avrebbe spinta sul materasso e sarebbe andato avanti nonostante le richieste di fermarsi e il pianto di lei.

Le minacce

Ma anche minacce, come quella di ucciderla e seppellirne il cadavere senza mai farlo ritrovare se lei lo avesse denunciato. Minacce di morte che si sarebbero ripetute anche in altre situazioni, lui era spaventato del fatto che lei potesse fuggire con il bambino. Tra gli episodi anche una spinta che avrebbe fatto finire la donna contro un armadio e ancora gli insulti: «Sei una incapace, una persona inutile». Un clima invivibile, una spirale di violenza anche psicologica. Lui le avrebbe controllato gli scontrini della spesa, impedito di uscire da sola col figlio, o con le amiche. E ancora minacce: «Ti porto via il figlio, tu non hai una lira e non potrai andare avanti». L’avvocata Francesca Santorelli difende la donna e le è stata accanto in questo percorso. «Ha raccontato quattro anni di rapporto in cui dalla gravidanza in poi si sono alternate violenze a periodi più tranquilli in cui lui era più mite. È stata soggiogata e limitata nella sua libertà. Per due volte sono intervenuti i carabinieri. Poi il 19 settembre lei lo ha denunciato ed è stata messa sotto protezione. Quello che vuole non è un risarcimento, ma che lui possa pagare penalmente per quanto successo. Non vuole assolutamente vietare al padre di vedere il figlio, ma le piacerebbe che lui seguisse un percorso per uomini maltrattanti».

 

La linea difensiva

L’avvocato Matteo Mattioli che difende l’indagato sottolinea: «Sono emerse alcune contraddizioni nel racconto della donna ed è qui che imposteremo la difesa. Abbiamo prodotto anche delle nostre indagini difensive e sentito alcuni testimoni che conoscono la coppia. Andremo a dimostrare i fatti nel corso delle prossime udienze».

 

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