Accuse via social per dei cuccioli ma per il giudice non c'è diffamazione

Martedì 15 Marzo 2022 di Luigi Benelli
Accuse via social per dei cuccioli ma per il giudice non c'è diffamazione

PESARO -  Vendeva cuccioli di bulldog, ma il caso è sfociato in un attacco sui social a suon di commenti al vetriolo. E ieri l’epilogo di un processo penale per diffamazione. Lei è una donna sulla quarantina che alleva cani. Ma nel corso delle vendite dei cuccioli è incappata in alcuni commenti negativi. Il senso era più o meno questo: «Fai fare tre cucciolate l’anno, quando le fattrici ne sopporterebbero una, sei una sfruttatrice».

 

Motivo per cui sarebbe iniziata una ridda di risposte e accuse. Tra queste quella dell’allevatrice che è finita a processo per diffamazione. Avrebbe scritto: «Sto uscendo per andare a denunciare questo signore, mi spiace per questa povera persona, si è già data fuoco una volta per problemi di soldi. Ora non so dove li andrà a cercare per risarcirmi». E ancora: «Spero che la legge italiana l’aiuti con un buon supporto psicoterapeutico o ancor meglio psichiatrico visto che gli psicologi non possono prescrivere farmaci».

Il pubblico ministero ha chiesto una condanna di 1200 euro. La donna, difesa da Francesca Dotti, è stata invece assolta. La parte civile era sostenuta dall’avvocatessa Francesca Carcascio, ieri sostituita dal legale Enrico Cipriani. Il giudice ha assolto la donna dall’accusa di diffamazione a mezzo social (in questo caso il social network utilizzato per il botta e risposta di accuse era Facebook). Si attendono le motivazioni in 60 giorni, ma secondo i legali potrebbe aver pesato il fatto che il commento fosse in risposta a una provocazione, quella legata allo sfruttamento delle cucciolate. Un altro discrimine potrebbe essere legato al fatto che l’offesa non fosse rivolta alla persona in sé ma alla sua azione, cosa che non costituisce reato bensì diritto di critica. 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA