Torrenti senz'acqua: volontari con elettro-storditori e vasche ossigenate per salvare i pesci

Venerdì 20 Agosto 2021 di Osvaldo Scatassi
Torrenti senz'acqua: volontari con elettro-storditori e vasche ossigenate per salvare i pesci

PESARO - In alcuni tratti i corsi d’acqua appenninici sono ridotti a pietraie calcinate. Ogni tanto resta qualche pozza, sempre più piccola e meno profonda con il trascorrere dei giorni senza pioggia, dove pesci e crostacei di acqua dolce si ammassano tentando di sopravvivere in condizioni proibitive. «Mai vista una cosa del genere», afferma Diego Tontini, responsabile dei volontari Fipsas, la Federazione nazionale della pesca e delle attività subacquee, che in questi giorni si stanno prodigando per salvare fauna ittica allo stremo che sta boccheggiando in una situazione che rischia di essere senza ritorno. «Abbiamo già effettuato tre interventi, uno a Pianello di Cagli, gli altri a Cantiano e ad Apecchio, recuperando circa un quintale di pesce ancora vivo», specifica Tontini.

 

La squadra in campo

La squadra che entra in azione è composta in genere da cinque o sei volontari e si avvale di un elettro-storditore per prendere barbi, cavedani e a volte anche trote, poi posti in vasche ossigenate per il tempo necessario al trasporto fino a dove si trovino condizioni di vita migliori per la fauna ittica. L’arsura di questa torrida estate e la prolungata siccità hanno prosciugato larghe porzioni dei torrenti che insistono sul bacino idrografico del fiume Metauro. Quando si vedono pesci boccheggiare in superficie, significa che è urgente intervenire e non si può perdere tempo. In simili condizioni, dove resistono pozze surriscaldate dal sole battente, sempre più povere d’acqua e di ossigeno disciolto, è fisiologico che siano iniziate le morie, che colpiscono soprattutto gli stadi di vita più giovani, quindi gli avannotti. Situazioni critiche sono ora segnalate anche nell’alta vallata del fiume Cesano, intorno a Pergola, e sono monitorate in modo costante. E non è escluso, anzi è assai probabile, che in assenza di precipitazioni sia indispensabile un secondo recupero nella zona di Apecchio. Insieme con Arci ed Enal Pesca, i volontari di Fipsas hanno già operato nel Bosso a Pianello di Cagli, salvando trote, barbi e cavedani, poi restituiti al torrente subito a valle di una cascatella, in un tratto dove si trova un’apprezzabile quantità d’acqua. Barbi e cavedani sono stati sottratti a una lenta fine anche nei torrenti Burano a Cantiano e Biscubio ad Apecchio. «In questi casi – conclude Tontini – il pesce è stato rilasciato nel basso Candigliano, dove le condizioni risultano migliori. Stiamo sempre attenti a non allontanarci troppo dal luogo del recupero, così che la risalita del pesce sia la più breve possibile nel momento del ritorno alla normalità». 

 

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