L'imprenditrice non versa la tassa di soggiorno: paga il debito ma è condannata per peculato

Venerdì 9 Aprile 2021 di Luigi Benelli
Pesaro, l'imprenditrice non versa la tassa di soggiorno: paga il debito ma è condannata per peculato

PESARO - Non pagava la tassa di soggiorno al Comune, condannata per peculato. Ma l’avvocatessa Stefania Calma è pronta a dare battaglia in appello perché nel decreto rilancio dello scorso luglio, il reato è stato depenalizzato. La giurisprudenza, su questo caso, è un ginepraio. La storia riguarda una albergatrice pesarese che aveva omesso di versare la tassa.

 

All’epoca dei fatti, cinque anni fa, aveva in gestione tre alberghi sul lungomare tra cui Astoria, Holiday e Cesar. L’imposta da versare era di 9000 euro, ma la signora si è vista arrivare le ingiunzioni di pagamento, ma non avendole corrisposte il caso è finito davanti al Gup e l’imprenditrice è stata accusato di peculato. Il Comune di Pesaro non si è costituito parte civile. Durante il dibattimento la difesa aveva fatto emergere che la signora aveva provveduto a saldare il debito.

Pagamento onorato

Un pagamento onorato anche chiedendo aiuto ai parenti, ma il procedimento è andato avanti ugualmente. Eppure recentemente infatti una sentenza ha fatto giurisprudenza su questo caso. Un albergatore siracusano rischiava una condanna penale per aver incassato nel 2017 e non ancora restituito al Comune l’importo, piuttosto ingente. Le accuse di peculato erano cadute perché secondo una norma, di carattere tributario, del decreto legge del 19 maggio 2020 (decreto rilancio), «non è configurabile il delitto di peculato nella condotta del gestore della struttura ricettiva che ometta di versare al Comune le somme riscosse a titolo di imposta di soggiorno». La sentenza ha tracciato un solco, ma fino a un certo punto perché per quanto riguarda le condotte antecedenti non è molto chiara l’interpretazione. Tanto che una recente sentenza della Cassazione ha stabilito che la «depenalizzazione» introdotta non può avere valore retroattivo. Ieri il collegio ha condannato la donna a 2 anni di reclusione con pena sospesa e 8000 euro di multa. Sono state concesse le attenuanti altrimenti la pena base, per questo reato è di 4 anni. L’avvocatessa Stefania Calma è pronta a ricorrere in appello. «Aspettiamo le motivazioni ma ricorreremo. Ci sono tanti tribunali, da Roma a Perugia, fino a Rimini che hanno assolto gli imputati. Un reato della famiglia dei reati tributari, ma con risvolti molto diversi. Mi sono appellata all’articolo 3 della costituzione e al principio di uguaglianza. Chi evade l’Iva, per essere condannato deve arrivare alla soglia di punibilità di 250 mila euro. Qui parliamo di 9000 euro, tra l’altro restituiti. Non ci fermeremo».

Incasso dimezzato

Il Comune di Pesaro, durante i mesi della pandemia, aveva spostato la riscossione della imposta di soggiorno di qualche mese. L’amministrazione per il 2020 aveva previsto entrate pari a 1.350.000 euro, ma visto il calo del turismo, al fine 2020 ha incassato la cifra di 627.403 euro.

 

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