Tariffa Rifiuti, prima rata o conguaglio in soluzione unica slittano a settembre, ma le bollette saranno più pesanti

Tariffa Rifiuti, prima rata o conguaglio unico slittano a settembre, ma le bollette saranno più pesanti
Tariffa Rifiuti, prima rata o conguaglio unico slittano a settembre, ma le bollette saranno più pesanti
di Thomas Delbianco
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Mercoledì 25 Maggio 2022, 06:55

PESARO - La prima scadenza della Tassa dei rifiuti per i pesaresi sarà a settembre. Unica soluzione o spalmata in quattro rate ogni mese, fino a dicembre. Stesso procedimento dell’anno scorso. La tempistica è emersa ieri in commissione Bilancio, dove è stato illustrato tutto ciò che riguarda la Tari 2022 riportato nel piano economico finanziario. E’ certo che ci saranno aumenti, confermati sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

 

Per le famiglie, ci sarà un tetto massimo del 2,6% di incremento secondo il vicepresidente Giampiero Bellucci (Pd), rialzo che invece potrà essere anche più alto, fino al 4%, in base ai componenti familiari, stando a quanto riferisce la presidente Giulia Marchionni (Prima C’è Pesaro). Certo anche un aumento più consistente per le attività commerciali, stimato al 4% per Bellucci, doppia cifra al 10% per Marchionni. Non sono previsti al momento bonus, confermano i due vertici di commissione, con la fine dello stato di emergenza Covid: nè quello che il 2021 aveva agevolato circa 600 famiglie con uno sconto del 50%, per chi aveva un Isee inferiore a 12 mila euro e con Isee fino a 16 mila euro per i nuclei con 5 o più componenti.

Le utenze domestiche

Nè quello per le attività commerciali. Nel 2021, era stato stanziato 1 milione e 100 mila euro per le utenze non domestiche. «Questo aumento, sbagliato nel merito ed inopportuno nei tempi, non è determinato da una scelta del Comune - sottolinea la presidente di commissione - ma dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (Arera), che determina il metodo tariffario per la determinazione dei corrispettivi del servizio integrato dei rifiuti e dei singoli servizi che costituiscono attività di gestione, a copertura dei costi di esercizio e di investimento per il servizio. Purtroppo va detto, però, che il Comune di Pesaro negli anni non ha mai delineato una strategia chiara sui rifiuti e non ha mai messo a terra quegli investimenti necessari per migliorare la qualità e la quantità della raccolta rifiuti e che avrebbero consentito di abbassare la Tari. Con questo nuovo metodo di calcolo, sarà più difficile chiedere a Mms investimenti, perché saremo dentro degli standard precisi. E’ ormai evidente a tutti - continua Marchionni - che siamo senza una strategia a lungo termine che miri al miglioramento del servizio e ad un abbassamento della tariffa pagata profumatamente dai cittadini. Purtroppo negli anni il Comune di Pesaro ha preferito avere un rapporto subalterno in tutto e per tutto che Marche Multiservizi che ad oggi detta la linea politica a questa giunta e non viceversa. Da anni l’opposizione avanza proposte puntualmente bocciate o inattuate. Abbiamo chiesto uniformità nelle modalità di raccolta e l’introduzione della tariffa puntuale. Abbiamo chiesto di rivedere la modalità di raccolta del verde pubblico. Abbiamo chiesto il superamento del porta a porta in centro storico e la creazione di isole ecologiche che sono l’unico metodo per migliorare il decoro urbano. Ma nulla è stato attuato». Dice il vicepresidente Bellucci: «Il Pef, che viene fatto dal gestore dei rifiuti, nel nostro caso Marche Multiservizi, viene poi approvato da Arera e sottoposto all’assemblea dell’ambito territoriale, che lo approva e sostanzialmente c’è una sorta di ratifica. Noi in questa fase abbiamo pochi strumenti, il Pef ha un importo di circa 19 milioni di euro, che devono ricadere in tariffa. Per cui abbiamo gli strumenti per fare eventuali valutazioni sulle utenze domestiche e non domestiche. Sulle utenze domestiche l’incremento si attesta al massimo al 2,6%, sulle utenze non domestiche, l’aumento sarà in bolletta un po’ più forte perchè l’anno scorso abbiamo avuto dallo Stato fondi di sgravio legati al Covid, ma comunque non superiore al 4%. Quel milione di euro dell’anno scorso oggi non ce l’abbiamo più».

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