Pesaro, strupri di Rimini: l'Appello
conferma i 16 anni di carcere a Butungu

Pesaro, strupri di Rimini: l'Appello conferma i 16 anni di carcere a Butungu
di Luigi Benelli
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Sabato 10 Novembre 2018, 04:55
PESARO - Ogni stupro, rapina e fatto criminale viene puntellato punto su punto. Ma oltre a questo, i giudici della Corte di Appello di Bologna, tracciano anche un profilo preciso di Guerlin Butungu, il congolese 22enne, condannato anche in appello a 16 anni per le accuse mossegli in tre differenti stupri e rapine a Rimini consumati assieme ad altri tre minorenni, due fratelli di Vallefoglia, e un nigeriano residente a Pesaro, già condannati anche in Appello a 9 anni e 8 mesi. L’avvocato Riziero Angeletti, legale del congolese, è però pronto al ricorso e mette in relazione questa decisione con quella dei tre minorenni.
  
Nelle motivazioni della sentenza vengono ripercorsi tutti gli episodi, con le dovute testimonianze. I giudici della Corte d’Appello di Bologna scrivono che per Butungu «la violenza è vissuta quindi come “potere” sugli altri, ridotti a mere “cose”, prive di dignità alcuna, di cui disporre. Gratuità e sproporzione mai accompagnate dal pur minimo ripensamento innanzi alle preghiere degli aggrediti».
E ancora «condotte improntate a scopi prettamente utilitaristici e riprovevoli». «Condotte cosi incredibilmente violente e reiterate da non poter essere spiegate da un mero riferimento all’età non avanzata dell’imputato, più che maturo per comprenderne l’offensività, o al presunto disagio personale, e che anzi connotano una marcata capacità a delinquere del Butungu». Altro affondo: «Non è solo la ferocia della violenza realizzata, e l’atteggiamento da rapace predatore del corpo e delle cose altrui, ma, soprattutto, il repentino ricorso alla violenza in misura sempre sproporzionata alla necessità di vincere la resistenza delle vittime. Il solo fatto di essere giovani non può attenuare il disvalore del gesto».
Quanto «al presunto disagio personale e l’asserita esperienza del bambino-soldato» la corte sottolinea «l’inesistenza di dati che lo provino» e anzi cita l’operatrice della coop che aveva in gestione Butungu (il congolese come richiedente asilo è stato ospite di una comunità di accoglienza a Cagli) che lo definiva «mite e solare». Il ruolo è ribadito anche in appello. Butungu è «colui che impartiva gli ordini durante il crimine». Ne vengono riconosciute «le considerevoli capacità a delinquere e pericolosità sociale palesata dall’imputato, capace di guidare con costanza e spregiudicatezza il gruppo negli agguati commessi anche in zone non completamente isolate e ai danni di più vittime». Per l’avvocato Angeletti «ci sono margini per un ricorso in Cassazione. Ritengo che ci sia spazio per il riconoscimento delle attenuanti generiche e una riduzione della pena. Non è possibile che si riconoscano le attenuanti ai mafiosi, ai tre minorenni e non a un ragazzo poco più grande che ha fatto sì delle cose gravissime, ma è sullo stesso piano dei minori. I giudici non hanno compreso che i tre minorenni si sono organizzati una linea difensiva di alleggerimento. E tra loro ci sono persone pregiudicate. Qui si parla invece di Butungu come un capobranco ma ha tre anni più di loro ed era incensurato. Troppo facile dire che lui passava la droga ai ragazzi e li fomentava. Lui si aspettava uno sconto in appello. Ma ritengo che l’interesse di stati diversi come la Polonia e il clamore siano stati tutti fattori che abbiano inciso sulla equità della sentenza. Ricorreremo».
 
Butungu vorrebbe scontare la pena definitiva in Congo. «Proveremo a richiederlo» chiude Angeletti.
Gli episodi di violenza contestati al congolese sono tre: due nella stessa notte - alla fine dell’agosto 2017 - nei confronti di una ragazza polacca e di una trans peruviana, un terzo verso una etiope qualche notte prima.
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