Droga comprata sul deep web e pagata in Bitcoin e buoni Amazon anonimi: il pusher tecnologico confessa e patteggia

Mercoledì 9 Settembre 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, droga comprata sul deep web e pagata in Bitcoin e buoni Amazon anonimi: il pusher tecnologico confessa e patteggia

PESARO - Droghe ordinate tramite il deep web e pagate in Bitcoin o in buoni Amazon anonimi. Patteggia il 31enne disoccupato arrestato lo scorso giugno dagli agenti della squadra mobile. Ieri l’udienza in tribunale a Pesaro. Un arresto che aveva fatto rumore in città perché era stato sequestrato dalla polizia un variegato bazar di sostanze stupefacenti, soprattutto sintetiche, tra cui un centinaio di pasticche di Mdma, ordinate attraverso i canali del deep web e pagate in bitcoin, ovvero la criptovaluta che viene utilizzata per il saldo delle transazioni in rete su scala internazionale.

Anche nei mesi del lockdown il commercio era andato avanti presumibilmente grazie all’utilizzo di ignari corrieri come se fossero banali prodotti dell’e-commerce. Un ragazzo molto preparato da un punto di vista informatico, finito in manette a Villa Fastiggi. Ieri, difeso dall’avvocato Francesco Coli, ha patteggiato a 3 anni e 6 mesi.
 
Sconterà la pena ai domiciliari
Il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari da scontare nell’abitazione di un parente. Lui ha presentato una memoria con cui ha raccontato, con spirito collaborativo, come funziona il mondo del commercio di droghe on line. Ha parlato del “funnel”, l’imbuto di acquisto, o canalizzazione: si tratta di un modello di marketing incentrato nell’illustrazione al cliente del percorso di acquisto di un bene. I consumatori venivano trovati su Instagram, Facebook, gruppi WhatsApp. A loro veniva consegnato un menu con le sostanze. Poi si passava alla stretta dell’imbuto con il pagamento anche in Bitcoin o buoni Amazon anonimi che diventano quindi vere valute parallele. Buoni da acquistare on line o persino in tabaccheria pagando in contanti. Soldi che diventano quindi codici numerici da digitare per avere dei corrispettivi in denaro da spendere. Ovviamente la piattaforma di e-commerce non ha nulla a che fare con la storia in questione. Il 31enne si faceva consegnare la merce spedita in pacchi dai fornitori. Aveva scelto come punto ritiro il retro di un bar vicino casa, nascosto da bidoni. E così faceva coi clienti. Una volta pagato, la piattaforma dava il via libera e si sceglievano punti prelievo e consegna. Il caso era scoppiato quando gli agenti della squadra Mobile avevano perquisito la casa del 31enne residente nell’hinterland pesarese, nella zona di Candelara. Avevano trovato un emporio di sostanze psicotrope: cocaina, hashish ed ecstasy, pillole sintetiche rosa shocking. Un chilo e 200 grammi di cui panetti di hashish, dal peso complessivo di 800 grammi, 130 grammi di marijuana, quasi 10 grammi di cocaina nonché la somma in contanti di 2.620 euro ritenuta dagli inquirenti frutto dell’attività illecita. All’interno del vano congelatore del frigorifero, forse per mantenerne la fragranza, è spuntato un lungo involucro cilindrico contenente diverse tipologie di anfetamine, tutte chiuse in cellophane sottovuoto, per un peso complessivo di grammi 230 grammi circa. All’interno erano state inoltre rinvenute e sequestrate 95 pasticche di ecstasy/Mdma di un singolare colore “fucsia - rosa shocking” che su un lato aveva impresso come logo un toro, e dall’altro la scritta “Red Buli” e riecheggiare in modo palesemente contraffatto la nota bevanda energetica. Il tutto del peso di circa 50 grammi.

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