Usa il cognome della moglie per avere un nuovo passaporto, rientrare in Italia e tornare a spacciare

Mercoledì 23 Giugno 2021 di Luigi Benelli
Pesaro, usa il cognome della moglie per avere un nuovo passaporto, rientrare in Italia e tornare a spacciare

PESARO Emergono ulteriori particolari dopo l’arresto per droga di un albanese che pur essendo espulso dall’Italia ha continuato a viverci e a muoversi tranquillamente. In pratica, per permettersi di continuare nella sua attività di spaccio usava il nome della moglie con cui sperava di sfuggire ai controlli. Nel primo pomeriggio di sabato gli investigatori della squadra mobile, avendo notato a Pesaro due fratelli albanesi, già noti, scendere da un taxi, insospettiti hanno deciso di procedere alla loro identificazione.

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Nella circostanza emergeva che gli stessi avevano un cognome diverso da quello noto, avendo acquisito quello delle rispettive mogli. Proprio il fatto di essere titolare di un passaporto con nuova generalità, aveva consentito ad uno dei due, un 33enne già espulso dall’Italia, di rientrarvi senza aver richiesto la preventiva autorizzazione alle autorità competenti, realizzando con quel comportamento un reato specificatamente previsto dal Testo Unico per l’Immigrazione, per il quale è previsto l’arresto in flagranza e la pena da uno a cinque anni di reclusione.

Perquisizione

La perquisizione dell’appartamento occupato dai due fratelli stessi portava al rinvenimento, all’interno di un mobile della camera da letto, di quattro involucri di cocaina in cristalli, del peso complessivo di 7 grammi, in parte già suddivisa in dosi pronte per essere cedute e di un bilancino, con tracce di polvere che ne indicavano l’utilizzo, materiale riconducibile al succitato 33enne. Per tale motivo quest’ultimo veniva tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e per aver fatto reingresso in Italia nonostante fosse stato in precedenza espulso. Nella mattinata del 21 giugno scorso il Giudice del Tribunale di Pesaro ha convalidato l’arresto e emetteva nei confronti dello straniero la misura cautelare dell’obbligo di dimora, con obbligo di rientro in orari notturni e di firma per tre volte a settimana. Contestualmente lo condannava alla pena di due anni di reclusione, ordinando l’espulsione con accompagnamento alla frontiera. Un’altra operazione ha consentito l’arresto di un giovane nigeriano, ritenuto essere il riferimento per molti dei tossicodipendenti locali, colto nella flagranza dello spaccio di 6 dosi di eroina e della detenzione di altre 16 dosi della medesima sostanza, oltre ad altri quantitativi di marijuana, hashish e cristalli di cocaina, nonchè alla denuncia di altri tre suoi connazionali coinvolti nell’illecita attività.

 

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