Mobilità passiva, il confine romagnolo falla delle Marche: 1 ricovero su 4 è fuori regione

Venerdì 19 Novembre 2021 di Lorenzo Furlani
La sede di Muraglia dell'ospedale di Marche Nord

PESARO - In un anno a Marche Nord sono stati ricoverati 1.579 pazienti provenienti da fuori regione, in forza delle sue prestazioni di eccellenza che esercitano un’attrazione sanitaria, ma nello stesso periodo 7.226 cittadini dei distretti sanitari di Pesaro e Fano, serviti dall’azienda ospedaliera anche per le attività di base, si sono recati fuori regione per un ricovero ospedaliero. Nel confronto tra questi due dati riferiti secondo un trend consolidato al 2019 (l’ultimo anno pre Covid in cui l’attività ospedaliera non era alterata dalla pandemia) c’è la sintesi delle potenzialità e della fragilità dell’organizzazione sanitaria in provincia di Pesaro Urbino.

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Lo sbilancio di oltre 5.600 ricoveri annui
o sbilancio tra mobilità attiva ospedaliera, risorsa del servizio sanitario regionale, e mobilità passiva, deficit rispetto ai bisogni di salute dei cittadini, riferite entrambe al territorio dei distretti di Pesaro e Fano, è di oltre 5.600 ricoveri annui.

I dati sono ricavati dai bilanci di Marche Nord (il primo, relativo alla mobilità attiva) e dell’Asur, che ingloba l’Area vasta 1 (il secondo, proprio della mobilità passiva), approvati alla fine di ottobre dalla giunta regionale.

In realtà la statistica delle due aziende non è esattamente sovrapponibile, perché l’Asur registra per Marche Nord un mobilità attiva per il 2019 leggermente inferiore pari a 1.438 utenti (lo sbilancio territoriale aumenterebbe di 141 unità), che corrisponde al 6,5% dello produzione ospedaliera regionale erogata a utenti di altre regioni; gli Ospedali riuniti di Ancona concorrono per il 21,3%, l’Asur per il 23,4%, l’Inrca per l’1,3% e il privato convenzionato per il 47,6%.

I dati del 2019
Nel 2019 sono stati ricoverati 18.544 residenti del distretto di Pesaro (con un tasso di ospedalizzazione di 133,1 ogni mille abitanti): il 23,8% (4.413) fuori regione, il 68,8% presso le aziende ospedaliere (Marche Nord, Ospedali riuniti di Ancona o Inrca), il 6,4% nelle strutture Asur e l’1% nelle cliniche regionali convenzionate. Nel distretto sanitario di Fano i casi sono stati 19.807 (con un tasso di ospedalizzazione del 145 per mille), di cui il 14,2% (2.813) fuori regione, il 66,9% presso le aziende ospedaliere, 17,6% nelle strutture Asur e 1,4% nelle cliniche marchigiane accreditate.

Le percentuali più alte
La rappresentazione del movimento dei residenti della provincia che soddisfa fuori regione la domanda di cure ospedaliere è completata dai dati del distretto di Urbino: 11.778 residenti hanno fatto ricorso alle prestazioni ospedaliere per malati acuti nel 2019, di cui il 25,1% (2.956) fuori regione, il 23,8% presso le aziende ospedaliere, il 48,7% nelle strutture Asur, il 2,5% nelle cliniche convenzionate regionali. Nella provincia pesarese, complessivamente i ricoveri fuori regione sono stati 10.182 nel 2019. La mobilità attiva nel distretto di Urbino ha riguardato 406 pazienti (l’1,8% del totale regionale). Salta subito agli occhi che le percentuali della mobilità passiva ospedaliera nei distretti di Pesaro e di Urbino (23,8% e 25,1%) sono le più alte della regione, con un notevole divario rispetto agli altri distretti. Infatti, segue il distretto di Fabriano con il 17,1%, mentre la media regionale è del 13,4%.

Le specialità di II livello non bastano
Il confronto con il distretto di Fano (14,2% di mobilità passiva ospedaliera) dimostra come la falla del sistema regionale sia la frontiera con la Romagna, secondo una caratteristica tipica delle zone di confine ma con un unicum marchigiano per l’intensità del fenomeno, certamente favorito da una delle più basse dotazioni provinciali di posti letto.

Questa è la base fattuale da cui parte la riflessione del governo regionale per un riassetto organizzativo che migliori l’efficienza del sistema sanitario, consolidando in particolare il fronte Nord della regione. I dati rappresentano l’azienda Marche Nord, con le sue diverse specialità di secondo livello dalla neurochirurgia all’emodinamica interventistica, come una sorta di gigante dai piedi d’argilla, che qualifica il sistema sanitario marchigiano ma non argina la mobilità passiva territoriale.

La volontà politica per un riassetto
Secondo varie anticipazioni, recentemente quelle di alcuni soggetti politici, si sta facendo largo nella maggioranza regionale di centrodestra la volontà di pervenire a un’unica gestione provinciale, fondendo l’azienda ospedaliera nell’azienda sanitaria che dovrebbe nascere dal progetto di sciogliere l’Asur in 5 aziende provinciali dotate di personalità giuridica e autonomia di spesa.

Dal bilancio Asur si rileva pure che la mobilità ospedaliera passiva (in tutto oltre 303 milioni di euro per il 2019 nelle Marche) riguarda in gran parte casi di complessità medio bassa (2.200 nel distretto di Pesaro e 1.442 in quello di Urbino) e medio alta (1.222 per Pesaro e 785 per Urbino). Percentualmente, nel Pesarese maggiori sono le incidenze dei casi di complessità altissima (35.7%) e medio bassa (27,6%) mentre nell’Urbinate lo sono quelle dei casi di complessità altissima (43,3%) e alta (32,7%).

 

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