Non riesce a rubare in chiesa e allora strappa il messale: dopo il pentimento arriva la condanna

Martedì 3 Maggio 2022 di Luigi Benelli
Non riesce a rubare in chiesa e allora strappa il messale: dopo il pentimento arriva la condanna

PESARO -  Tentò di rubare i soldi delle offerte con il filo e il nastro biadesivo, condannato. In aula ha raccontato la sua versione dei fatti un uomo di 47 anni di Caserta. Ieri, prima della lettura del dispositivo della sentenza, l’uomo ha voluto rendere dichiarazioni spontanee. Secondo l’accusa, nell’agosto del 2020, il 47enne era entrato nella chiesa di San Giuseppe in via Spada in centro storico a Pesaro con un marchingegno.

 

Si trattava di un oggetto lungo alla cui estremità c’era un nastro biadesivo. L’obiettivo era pescare le monete contenute nelle cassette delle offerte. Ma prima di andarsene l’uomo aveva anche strappato alcune pagine del messale presente sull’altare. Il colpo era stato scoperto poco dopo e l’uomo era stato preso dalla polizia e denunciato. Si era parlato di una quantità imprecisata di monete, motivo per cui è finito a processo con l’accusa di furto aggravato dal fatto di averlo commesso nei confronti di cose destinate alla pubblica fede. Poi anche l’accusa di danneggiamenti del messale, il libro dei formulari per la celebrazione della messa appoggiato nel tavolino vicino all’altare. E per i danni al Lezionario, il libro contenente le sacre scritture appoggiato su un leggio posizionato davanti all’altare.

Il 47enne ieri ha detto di essere «pentito» e ha raccontato come si erano svolti i fatti. In pratica ha detto di aver puntato agli spiccioli perché era in uno stato di bisogno e doveva racimolare dei soldi per mangiare. Qui aveva provato a “pescare” il denaro da una prima cassetta delle offerte, senza risultato. Poi ha tentato il colpo in una seconda cassetta. Ma anche qui nulla. Così «mi sono innervosito, sono andato dritto all’altare, ho soffiato il naso in un tovagliolo e ho strappato delle pagine dei libri». Il giudice ha condannato l’uomo a 6 mesi di reclusione derubricando il furto al tentato furto. Ma ha assolto l’uomo dall’accusa di danneggiamenti perché il fatto non costituisce reato. L’uomo era difeso dall’avvocatessa Ninfa Renzini del foro di Rimini.

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