Dal latte alle uova, rincari ovunque: nel Pesarese a rischio ortaggi e frutta a km zero

Dal latte alle uova, rincari ovunque: nel Pesarese a rischio ortaggi e frutta a km zero
di Vèronique Angeletti
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Mercoledì 7 Settembre 2022, 06:10 - Ultimo aggiornamento: 8 Settembre, 08:04

PESARO - Cambiano i prezzi e cambia il carrello della spesa. C’è chi raziona gli acquisti, chi sostituisce prodotti più costosi con quelli “primo prezzo” od ancora chi opta quelli “private label”. Un mix di strategie di difesa del potere d’acquisto per accalappiare l’offerta migliore che sposta l’attenzione del consumatore sui supermercati. Lo si vede nell’aumento delle vendite in particolare nei discount ma anche nel calo di frequenza nei piccoli negozi e nei mercati rionali. Un cambiamento di abitudini non senza conseguenze. Già ci sono agricoltori pronti a rivedere i programmi di coltivazione degli orticoli a km zero.

Prezzi lievitano

Che i prezzi siano in aumento è evidente. Rispetto a luglio, la Coldiretti ha calcolato che ad agosto, i biscotti sono aumentati del 9,8%, il latte del 19% e i rincari energetici hanno avuto conseguenze su pane (+13,6%), zucchero (+14,9%) burro (+33,5%), marmellate (+7,9%), sul caffè che segna un +6,7%. Vale per la frutta aumentata del 8,3%, le uova del 15,2%, i salumi del 6,8%.«Nel Pesarese, come in tutt’Italia - osserva Claudio Calevi, il direttore di Coldiretti Pesaro e Urbino - l’impatto del caro prezzo ha incrementato una tendenza al risparmio. Lo abbiamo purtroppo notato nei mercati rionali, come quelli organizzati da Campagna Amica. L’adeguamento richiesto dagli agricoltori per colpa dell’aumento dei costi di produzione ha provocato da parte del consumatore una contrazione dell’acquisto di frutta e verdura». Ricorda che il settore ha subito un incredibile aumento dei costi. «Vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio fino al +300% delle bollette per pompare l’acqua per l’irrigazione dei raccolti. Aumenti – incalza - che riguardano l’intera filiera del cibo con costi indiretti che vanno dal vetro rincarato di oltre il 30% in più rispetto allo scorso anno, al tetrapak con un incremento del 15%, dal +35% delle etichette al +45% per il cartone, dal +60% per i barattoli di banda stagnata, fino ad arrivare al +70% per la plastica». Costi che richiedono ulteriori liquidità da parte dell’azienda agricola e condizionano i programmi di coltivazione ancora più in forse se si modificano i volumi della vendita diretta.

Interventi immediati

«La Coldiretti - ribadisce Calevi - chiede interventi immediati e strutturali per contenere il caro energia ed i costi di produzione. Interventi fondamentali se vogliamo salvare le aziende e programmare il futuro». Valter Colonesi è il presidente della Cooperativa di Consumo Villa Fastiggi. E’ nata nel 1906 ed oggi conta 4200 soci e cinque supermercati tra la Valle del Foglia e quella del Metauro: a Villa Fastiggi, a Morciola, a Casinina, a Piandimeleto e Sant’Angelo in Vado. «Non sono stati mesi facili quelli alle spalle – spiega il presidente -. Ci sono stati dei problemi per rifornirsi di farina, d’olio di semi e poi i prezzi sono aumentati vertiginosamente per colpa dell’inflazione. Tuttavia, abbiamo notato che il mese di agosto è stato sorprendentemente positivo. I dati non li ho ancora sulla mia scrivania ma il sentimento nei cinque punti vendita è che questo mese abbiamo un fatturato maggiore del mese di agosto dell’anno scorso. Il che è legato sicuramente all’inflazione in termine di valore ma abbiamo anche caricato più merce sugli scaffali dei reparti del fresco, del freschissimo e significa che abbiamo avuto più clienti». Trend che l’ultimo report di NielsenIq Italia su dati Istat interpreta come un segnale della diversificazione dei canali d’acquisto a favore della grande distribuzione organizzata. L’analisi registra che i discount hanno avuto un aumento di fatturato dell’11,9%, seguiti dai supermercati (+10,8%) e il trend positivo si nota nella pasta, il pane, la pasticceria (+ 17,1%) e nel prodotto fresco (tra +9,6%). Un trend al rialzo che piace poco ad Alessandro Ligurgo, direttore Confesercenti Pesaro e Urbino. «Sono segnali che avvertono che le famiglie cercano di risparmiare il più possibile e dirottano le spese sulle offerte in previsione del salasso che saranno le future bollette del riscaldamento». Sondando il mercato, ha notato che i primi ad avvertire i cambiamenti del carrello della spesa sono le gastronomie e i negozi di prodotti tipici e a km zero. «Le famiglie comprano meno piatti pronti e orientano gli acquisti verso prodotti di base, i cibi fondamentali. Il che alimenta il disagio. Poiché chi gestisce questi negozi sono spesso famiglie che anche loro devono fare i conti con le bollette e che, finora, dobbiamo tenerlo a mente, hanno supportato in parte gli aumenti sacrificando i margini».
 

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