Truffa e bancarotta: quarta condanna in tre anni per l'ex immobiliarista

Giovedì 25 Novembre 2021 di Luigi Benelli
Truffa e bancarotta: quarta condanna in tre anni per l'ex immobiliarista

PESARO - La quarta condanna in tre anni. L’ultima in ordine di tempo è arrivata ieri in sede di giudizio abbreviato davanti al Gup di Pesaro. Di lui ce ne siamo già occupati in passato perché era stato condannato a 6 anni e 8 mesi per il reato di truffa aggravata e appropriazione indebita. Secondo le carte avrebbe ricevuto 371 mila euro da due sorelle pesaresi (87 e 76 anni) per la ristrutturazione dell’immobile e ricavarne 4 appartamenti da mettere sul mercato.

 

Poi avrebbe “indotto” le due a conferirgli la procura di vendere gli immobili e quindi incassato 430 mila euro per la alienazione degli appartamenti “senza corrisponderla alle sorelle”. Il tutto con “artifizi e raggiri”.

L’avvocato Soddu in appello

Le sorelle hanno patito un “forte sgomento” anche perché i 430 mila euro a cui sono stati venduti i 4 appartamenti “rappresentano una cifra esigua rispetto ai 990 mila euro promessi inizialmente dall’imprenditore alle due sorelle”. Ieri un nuovo capitolo per Lorenzo Rivera, 49 anni, imprenditore. Questa volta l’accusa era di bancarotta documentale per la società immobiliare Vera Edil, fallita. Le indagini svolte dal nucleo polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza di Pesaro hanno rilevato come le scritture contabili non rendevano possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari. Quella del 2018 era parziale, quella del 2019 mancante. Il giudice lo ha condannato a 3 anni. L’avvocato Diego Soddu è pronto a fare appello. L’imprenditore aveva già subito una condanna a 1 anno e 8 mesi. Era accusato di appropriazione indebita di 30 mila euro per aver incassato un preliminare di vendita di un appartamento. 

Le accuse

Poi ha avuto una nuova condanna nel novembre 2019. Questa volta per bancarotta fraudolenta. L’imprenditore, in qualità di amministratore di fatto della Nuova Edil, assieme ad altri due soci, avrebbe distratto tramite prelievi in contanti, assegni circolari e bonifici 390 mila euro prima del fallimento dell’impresa. Tra le accuse anche quella di aver distrutto le scritture contabili obbligatorie relativi agli anni 2015 e 2016 così da rendere impossibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari così da arrecare danno ai creditori. Il giudice lo aveva condannato a 3 anni e 6 mesi. L’uomo è libero.

 

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