Lo spaccio al parco Miralfiore ha una sua gerarchia: «Se vuoi retare qui devi lavorare per noi»

Mercoledì 10 Novembre 2021 di Luigi Benelli
Lo spaccio al parco Miralfiore ha una sua gerarchia: «Se vuoi retare qui devi lavorare per noi»

PESARO - La gestione dello spaccio al parco Miralfiore con i suoi codici “lavorativi” e i suoi vertici. O presunti tali. Ma soprattutto la permanenza in città “consentita” ai connazionali solo offrendo la propria prestazione come spacciatore. Ieri davanti al Gup di Pesaro un caso emblematico che offre uno scorcio sull’attività dello spaccio di sostanze stupefacenti in una zona della città da tempo attenzionata dalle forze dell’ordine.

 

Si tratta del caso di un giovane nigeriano di 25 anni accusato di minacce per costringere un connazionale a commettere un reato. Il fatto risale a ottobre del 2019 quando il nigeriano si sarebbe rivolto a un altro ragazzo intimandogli: «Se vuoi stare a Pesaro devi spacciare con noi. Se non vuoi spacciare te ne devi andare da questa città. Non devi farti più vedere in zona perché se ti troviamo in giro ti spacchiamo la testa». 

L’intimidazione

Il tutto agitando una bottiglia di vetro vicino al viso della parte offesa. Secondo le indagini che sono state condotte all’epoca il ragazzo avrebbe esercitato un ruolo attivo e importante all’interno della scala gerarchica: ovvero quella di presunto capo di una rete di spacciatori che voleva mettersi al lavoro al Miralfiore, scegliendo il parco come loro piazza privilegiata e da loro controllata. Un po’ come succede in certi quartieri che sono in mano alla criminalità organizzata. Da qui la denuncia che ha portato all’udienza preliminare. Il giovane nigeriano, difeso dall’avvocato Massimiliano Tonucci, è stato rinviato a giudizio. L’avvocato ha fatto leva sulla necessità della testimonianza della persona offesa, non ancora acquisita. Il dibattimento potrà chiarire quanto accaduto. Sull’imputato grava già un decreto di espulsione a seguito di denunce per spaccio. Tra l’altro il nigeriano è già un volto noto alle forze dell’ordine e al tribunale. Nei suoi confronti è aperto un processo che lo vede accusato di minacce di morte e lesioni assieme ad altri due connazionali. Ritenevano un altro nigeriano responsabile del fatto che la polizia avesse trovato la loro droga. Perso l’incasso e convinto che il giovane fosse un informatore delle forze dell’ordine lo ha minacciato imponendogli di consegnargli i soldi equivalenti o lo stesso quantitativo di droga. Al rifiuto il branco, due non identificati, e avevano accerchiato il giovane, afferrato per il colletto del giubbotto e gli aveva impedito la fuga. Poi giù botte e pugni su tutto il corpo finchè si sono impossessati del suo portafoglio da cui avevano preso 65 euro, due cellulari probabilmente utilizzati per il giro di spaccio, i suoi documenti. I tre sotto processo sono quindi accusati di tentata estorsione, rapina e lesioni aggravate.

 

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