Pesaro, soldi per vestire i cadaveri all'obitorio: il pm chiede la condanna di cinque necrofori

Giovedì 2 Luglio 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, soldi per vestire i cadaveri all'obitorio: il pm chiede la condanna di cinque necrofori

PESARO Processo ai necrofori accusati di peculato, c’è la richiesta delle condanne da parte del pm. Ventiquattro anni complessivi per gli imputati e una richiesta di assoluzione davanti al collegio del tribunale di Pesaro. L’inchiesta era stata conclusa nel 2013 dalla Guardia di Finanza, dopo due anni di indagini.

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Le attività investigative avevano portato a galla una prassi di lunga data e un sistema di mala gestio, mediante il quale i soggetti arrestati, all’epoca dei fatti, in servizio all’obitorio di Pesaro, procedevano alla vestizione delle salme.
Incamerare il denaro
Secondo l’accusa avrebbero incamerato il corrispettivo che doveva essere versato nelle casse dell’ospedale San Salvatore.
 
Gli imputati sono Antonio Sorrentino, Vincenzo Vastarella, Donatella Giunti, Domenico Pascolo, Francesco Furone, Vladimiro Dedenghi. Per loro l’accusa è di peculato in concorso fra loro. Secondo la tesi della procura avrebbero attuato, come necrofori dell’ospedale San Salvatore, «un disegno criminoso per ripartirsi le somme tra loro per la vestizione delle salme giacenti all’obitorio comunale, che indebitamente incassavano dalle imprese di pompe funebri o dai familiari che richiedevano la vestizione». Questo in violazione della convenzione stipulata tra Comune e Azienda San Salvatore. Secondo l’accordo avrebbero dovuto consegnare al richiedente il servizio di vestizione una bolletta che poi il parente del defunto avrebbe dovuto pagare all’ufficio cassa dell’ospedale. Le somme sarebbero state invece ripartite tra loro cagionando un danno patrimoniale di circa 26 mila euro per la vestizione di 520 salme. Per Sorrentino l’accusa è anche di aver «promosso e organizzato la cooperazione nel reato». Le richieste del pubblico ministero sono state quindi di 6 anni e 4 mesi per Sorrentino e di 4 anni e 4 mesi per tutti gli altri fatta eccezione per Dedenghi per cui è stata chiesta l’assoluzione. Per Giovanni Orciani, avvocato difensore di Sorrentino si tratta «della classica richiesta di condanna esemplare per giustificare una indagine enorme che però ha prodotto davvero poca cosa in presunto danno all’ente ospedaliero di 54.000 euro, poi ridotto a 26.000, tra l’altro tutti recuperati dalle agenzie di pompe funebri, che risultavano le vere debitrici. Nella prossima udienza toccherà alle difese e spiegheremo le nostre ragioni». 
Sentenza a settembre
Appuntamento al 10 settembre con la sentenza. L’avvocatessa Pia Perricci che difende Vastarella sottolinea: «Le richieste del pm sono assolutamente infondate. Non vi è alcuna prova della commissione dei presunti reati da parte degli imputati. Le indagini e la raccolta di documenti è stata molto frammentaria e confusionaria. Noi chiederemo l’assoluzione dei nostri clienti documentando e smontando punto per punto tutte le accuse sollevate dalla procura».

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