Evasione fiscale milionaria, ma due imputati sono morti e uno è fuggito. L'ultimo rimasto: «Non c'entro nulla»

Sabato 12 Dicembre 2020 di Luigi Benelli
Evasione fiscale milionaria, ma due imputati sono morti e uno è fuggito. L'ultimo rimasto: «Non c'entro nulla»

PESARO - Maxi evasione fiscale dell’Iva per oltre 2 milioni di euro, ma dei quattro imputati ne resta solo uno. Due sono morti e uno è sparito in qualche paese esotico facendo perdere le proprie tracce. L’unico rimasto è finito a processo con l’accusa di essere amministratore di fatto dell’azienda e di aver evaso l’Iva con importi milionari.

Il caso risale al 2016, ma in questi quattro anni di cose ne sono successe. In pratica, secondo l’indagine della Guardia di Finanza, una ditta di fornitura di attrezzature per uffici con sede a Pesaro, avrebbe omesso di dichiarare un imponibile di 5,6 milioni da cui deriverebbe il versamento dell’Iva di 1,2 milioni mai finite nelle casse dello stato.

 

Cosa è successo

Stesso discorso per l’anno successivo, il 2017, quando l’Iva non versata era stata quantificata in 726 mila euro derivante dall’emissione di fatture per 3,3 milioni di euro. Ma non è tutto perché gli stessi protagonisti entrerebbero in scena con una seconda ditta sempre legata al mondo di forniture per uffici e computer all’ingrosso grazie a un quarto personaggio, un belga di 59 anni. Anche in questo caso a fronte di un imponibile di 1,4 milioni avrebbero omesso di dichiarare il tutto evadendo 313 mila euro di Iva.

Occultamento

Avrebbero anche occultato le scritture contabili e i documenti di cui è obbligatoria la conservazione, così da non consentire la ricostruzione dei redditi e del volume d’affari. Le ditte oggi non esistono più e due dei protagonisti un uomo del ’59 originario di Livorno e una donna di Vercelli del 1951 sono morti. Il belga risulta irreperibile, probabilmente trasferito in qualche paese esotico. L’unico imputato è un 41enne residente a Pesaro che oggi fa l’operaio ma è accusato di essere l’amministratore di fatto della ditta. «Dimostreremo il contrario – spiega l’avvocato Alessandro Pagnini – il mio assistito all’epoca aveva accesso al conto della società perché la banca era la stessa e sapeva fare delle operazioni on line. Ma non aveva la disponibilità dello strumento Otp, la one time password che sarebbe servita per fare operazioni». 

La difesa

Argomenta il legale: «Non poteva muovere denaro, quindi non era affatto un amministratore di fatto. Aveva aiutato i proprietari nello sblocco di alcuni codici, ma non era a conoscenza dell’evasione. Eppure essendo due imputati deceduti e uno sparito, è quello che rischia più di tutti, compreso il fatto di poter perdere la casa. Dimostreremo la sua estraneità ai fatti rispetto all’Iva evasa». 

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