Pesaro, omicidio Malipiero: a caccia
del movente nelle chat di Whatsapp

Venerdì 11 Gennaio 2019 di Luigi Benelli
PESARO - I messaggi Whatsapp sul telefonino e la corsa contro il tempo. Delitto Malipiero, scadono oggi i termini per presentare la richiesta di giudizio immediato ma dalla consulenza sul cellulare della vittima potrebbero emergere particolari interessanti. Zakaria Safri, 38enne, accusato dell’omicidio di Sabrina Malipiero uccisa a coltellate nella sua abitazione di via Pantano il 13 luglio scorso, nel corso dell’ultimo interrogatorio dello scorso mese aveva fatto ritrovare il cellulare della vittima. Un interrogatorio lampo, in cui aveva vuotato il sacco rispetto al telefono fino ad allora mai ritrovato. Era nascosto dietro il bidet della sua abitazione in via Faenza, più volte perquisita. Safri si è sempre detto estraneo ai fatti mentre la Procura ritiene di avere in mano le prove decisive tanto da voler accelerare i tempi.
  
E oggi è l’ultima data disponibile per poter presentare richiesta di giudizio immediato, cosa che accelererebbe i tempi del processo. Gianluca Sanchini, avvocato di spicco del foro di Urbino, già noto per aver seguito altri casi di cronaca, spiega cosa sta succedendo. «Sono state depositate le consulenze sul telefonino della vittima. A nostro parere emergono dei messaggi Whatsapp sia vocali che scritti che meriterebbero degli approfondimenti. Possono far intendere anche altri coinvolgimenti in questa storia. Vedremo cosa farà la procura, oggi scadono i termini per il giudizio immediato e aspettiamo di capire quali sono le intenzioni dell’accusa. Noi, una volta che avremo letto tutti gli atti di indagine, decideremo come muoverci. È troppo presto per parlare di dibattimento o riti alternativi».
A settembre la polizia scientifica era stata a casa di Zacaria detto “Zak” in via Faenza per effettuare delle ulteriori analisi sulla lavatrice. Avevano smontato il filtro e il tubo di scarico. L’obiettivo era quello di farli analizzare per rilevare eventuali tracce biologiche della vittima. In particolare si cercavano residui di sangue o capelli o altri elementi, nell’ipotesi che gli indumenti eventualmente imbrattati possano essere stati lavati. Secondo la difesa non sarebbero stati trovati elementi biologici che potessero ricondurre alla povera Malipiero. Né capelli né eventuali tracce di sangue. Ma non è tutto perché è stato analizzato anche il casco per lo scooter prelevato nella casa il 21 luglio. L’ipotesi è che il casco potesse essere stato utilizzato per colpire e stordire Sabrina prima che fosse finita con un coltello da cucina. Dalla prima ispezione cadaverica era emerso che la vittima aveva ricevuto almeno dieci coltellate. Ma c’erano anche tracce di colluttazione. Neanche sul casco sarebbero state trovate tracce della vittima. Da sciogliere anche il dato relativo all’esatto movente. La procura prosegue sulla pista dei “sospesi in ballo”.
 
Un possibile debito tra i due su cui la procura sta cercando riscontri. La procura aveva parlato di «co-moventi», una pluralità di elementi che, sommati al consumo di cocaina, hanno portato Safri a perdere il controllo di se, a colpire con violenza e più volte al viso la vittima e a ucciderla con un coltello preso in cucina. Erano stati effettuati dei rilievi anche sulla mano del presunto killer, dove c’era un gonfiore ed escoriazione. Ma anche un graffio sul petto. Per gli la mano gonfia potrebbe essere una conseguenza di quei colpi inferti coi pugni su Sabrina.
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