Simona, vittima sacrificale della vendetta più brutale: una storia dai contorni drammatici

Domenica 13 Dicembre 2020 di Luigi Benelli
Simona, vittima sacrificale della vendetta più brutale: una storia dai contorni drammatici

PESARO  - Un femminicidio maturato su due direttrici diverse ma complementari: la vendetta e il possesso. Pulsioni neanche sotterranee che hanno armato la mano di Mourad Chouyae, il marocchino di 44 anni che ha sgozzato la moglie Simona Porceddu, 41 anni. Una violenza di una tale brutalità da infierire con più coltellate alla testa e alla gola fino a quasi decapitare la donna. Un omicidio-suicidio con cui tutta la città si ritrova a fare i conti.

 

Erano quasi le 13 di venerdì quando Mourad è entrato a casa di Simona, in strada Sant’Edigio a Novilara. Una discussione degenerata, forse cercata e innescata dalla premeditazione anche se di fatto i coltelli utilizzati per ammazzare la donna sono normali coltelli da cucina, trovati sul posto. Sul caso indagano i carabinieri coordinati dalla pm Silvia Cecchi. 


Alla base di tutto gli inquirenti parlano di due motivazioni. L’uomo aveva precedenti legati alla violenza sessuale, maltrattamenti in famiglia, resistenza a pubblico ufficiale, minacce e droga. A febbraio si trovava agli arresti domiciliari per un cumulo di pena legato a questi precedenti, in particolare sugli stupefacenti. Ma in uno dei litigi con Simona ha alzato le mani tanto da spedire la donna al pronto soccorso con lividi dovuti a botte e percosse. E’ stata giudicata guaribile in 8-10 giorni. Ma lei ha raccontato tutto, ha detto “basta” a quella violenza, anche per proteggere le due figlie di 7 e 12 anni. Il magistrato di sorveglianza ha emesso un aggravamento della pena nei confronti di Mourad che è finito in carcere per diversi mesi.

È uscito a fine novembre e si è appoggiato dai figli avuti da un precedente rapporto, sempre a Novilara. Un borgo piccolo, poche anime, ancora vicino alla moglie anche se per lui era stato imposto un divieto di avvicinamento. Ma il 44enne, anche a detta di alcuni vicini, si è presentato più volte a casa di Simona e i litigi sono continuati. La donna non ha più detto nulla, forse perché non avrebbe mai pensato a una sua reazione tale, o forse per paura. Ma secondo gli inquirenti nell’uomo sarebbe cresciuto un sentimento di vendetta proprio per il fatto di essere finito in carcere a causa della moglie.

Ma c’è altro. Lei avrebbe trovato un nuovo compagno, cosa che Mourad non poteva accettare. Il marocchino scriveva pochi giorni fa sui social: «Il tempo porta via tutte le pene e guarisce tutte le ferite» e ancora: «Cambiare il passato è impossibile, ma il futuro è tutta un’altra storia». Pensieri molto diversi dai fatti. 
Secondo quanto emerge, l’uomo avrebbe sottoscritto un contratto di affitto per un appartamento nell’entroterra pesarese. Il suo obiettivo era almeno quello di poter vedere le figlie. Ma sembra che le bambine si sarebbero trasferite da qui a poco in Sardegna, dai parenti della donna che era in difficoltà. Forse l’ultimo degli “affronti” che ha armato la mano di Mourad. Per gli inquirenti «un femminicidio maturato nel contesto non solo della vendetta ma anche del possesso che l’uomo pensava di avere verso la sua ex compagna». Gli investigatori stanno cercando il telefono di Mourad che non aveva con sè quando si è lanciato dalle mura di Novilara. Un volo di 15 metri, poi l’impatto al suolo e la morte poco dopo all’arrivo in ospedale. Forse il telefonino potrebbe raccontare qualcosa di più, qualche conversazione.

 


Nelle prossime ore verrà dato l’incarico per l’autopsia della donna. Intanto i parenti di Simona stanno arrivando dalla Sardegna per il riconoscimento della donna, ma soprattutto per prendersi cura dei poveri bambini che per fortuna erano a scuola durante l’omicidio e sono stati assistiti da psicologi e personale dei servizi sociali nelle prime ore. 

 

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