Pesaro, riservatezza violata ed una condanna per bancarotta: si complica la cessione della Berloni

Martedì 23 Giugno 2020 di Luigi Benelli
Pesaro, riservatezza violata ed una condanna per bancarotta: si complica la cessione della Berloni

PESARO Un’offerta resa pubblica e che ora ha prodotto un effetto boomerang. Il liquidatore della Berloni, Alessandro Meloncelli, ha avvisato gli uffici legali per intervenire sulla violazione del vincolo di riservatezza. I dubbi sono tanti e le offerte non mancano: entro fine mese si scioglierà la matassa. E spunta una condanna per bancarotta fraudolenta in primo grado a 5 anni per il ceo Ikitchens, Antonio Calvi, che assieme ad altri avrebbe partecipato al fallimento di due società specializzate in cucine componibili. Facciamo ordine. 

Il ceo della Ikitchens Antonio Calvi ha fatto sapere di aver «depositato una proposta di affitto con finalità di acquisto del comparto industriale denominato Berloni Group Pesaro ad un prezzo massimo stabilito di euro 7,5 milioni». Nel dettaglio si legge che «il contratto di affitto di ramo di azienda per la durata di 4 anni conterrà un’opzione di acquisto dell’azienda e del terreno circostante».
 
E rispetto al canone di affitto si parla di «un minimo di 10 mila euro al mese fino a un massimo di 50 mila euro al mese». La Ikitchens è una società a responsabilità limitata che ha sede a Nociglia, un capitale sociale di 111 mila euro e 9 dipendenti. L’obiettivo di Calvi è il «reintegro immediato delle attuali maestranze e dall’altro lo sviluppo di un piano industriale che vede lo stabilimento di Pesaro al centro di ciò che consideriamo possa diventare il Polo della Cucina Italiana con un ulteriore incremento delle maestranze sino alla soglia stabilita di 180 unità a regime». La Berloni è stata posta in liquidazione a fine novembre e il liquidatore Alessandro Meloncelli sta facendo di tutto per arrivare a una soluzione. E non ha gradito l’uscita allo scoperto della Ikitchens.
Promessa non mantenuta
«C’è stata una violazione del reciproco impegno al patto di riservatezza. Tutte le offerte sono coperte da questo vincolo tant’è che questa mattina (ieri ndr), ho lasciato ai legali il compito di intervenire. Se ci sono danni di immagine alla Berloni, andremo avanti in questo senso. Del resto sto ricevendo chiamate e mail da possibili investitori che chiedono conto di questa supposta trattativa. Un’uscita allo scoperto che ha creato una sorta di turbativa. Quello che posso dire è che di certo non voglio rallentare, ci sono altre cinque offerte oltre alla Ikitchens e le trattative sono in stato avanzato. E le proposte economiche sono molto, molto più alte rispetto ai 7,5 milioni dell’imprenditore Calvi. Stiamo ragionando su altre cifre rispetto a un affitto di 10 mila euro al mese. Occorre valutare anche la solidità delle imprese e qui abbiamo delle situazioni finite in tribunale». 
I dubbi
Il riferimento a cui fa menzione Meloncelli è a una condanna per bancarotta fraudolenta in primo grado a 5 anni per il ceo Ikitchens, Antonio Calvi, che assieme ad altri avrebbe partecipato al fallimento di due società specializzate in cucine componibili. «Abbiamo altre offerte da valutare. Almeno cinque di imprenditori sia italiani che stranieri. Ci sono ipotesi complessive e altre di imprenditori pronti a comprare il capannone e altri il marchio. Ma sia chiaro. Chi intende rilevare il marchio pone come condizione che la produzione resti in Italia, per un investitore Berloni ha senso se continua a essere un simbolo del Made in Italy, una garanzia a livello industriale importante per una ricollocazione sui mercati. Siamo in una fase avanzata ed entro luglio decideremo tutto e avremo anche il piano di liquidazione». 

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