Pesaro, maltrattamenti e botte ai figli:
ora i genitori rischiano il processo

Domenica 15 Settembre 2019 di Letizia Francesconi

PESARO - La storia di una famiglia colpita da un profondo disagio economico e sociale, che ha scaricato per mesi le tensioni sui due figli minori con maltrattamenti e soprusi. La Procura della Repubblica ha chiesto il rinvio a giudizio per una coppia di Borgo Santa Maria, ora residente a Tavullia. A carico dei due genitori, lei 34 anni e lui 50 entrambi italiani, l’accusa di maltrattamenti, percosse e violenze sui due figli di 6 e 4 anni. Il provvedimento di chiusura delle indagini è arrivato a fine agosto e si attende che venga fissata la data dell’udienza preliminare. 

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Le violenze sono iniziate circa un anno fa. Sono stati i vicini di casa a sentire le urla e le continue liti tra i due coniugi mentre i bambini era abbandonati a loro stessi. Le indagini coordinate dai carabinieri di Pesaro sono partite in seguito alle segnalazioni arrivate dalle persone che risiedono vicino all’abitazione dei due conviventi e dei loro bambini e dalle testimonianze raccolte dal personale dei Servizi Sociali, che seguiva già la famiglia.
 
«Questa famiglia – spiega l’avvocato Matteo Mattioli che rappresenta la coppia di genitori – conviveva da 9 anni, ed era già stata sfrattata dall’appartamento di Borgo Santa Maria. I genitori non hanno un lavoro stabile (hanno percepito prima il reddito di inclusione poi il reddito di cittadinanza per 260 euro mensili) mentre il padre ha collezionato anche precedenti legati agli stupefacenti: per questo la famiglia era seguita dalle assistenti sociali». 
Agli atti dell’indagine testimonianze inequivocabili tanto sui continui e violenti litigi tra i genitori quanto sull’inadeguatezza genitoriale nei confronti dei loro fili: bambini lasciati soli in strada o vittime dell’esasperazione della mamma che ricorreva a toni accesi, a minacce nei confronti dei due fratellini a cui non venivano risparmiati strattonamenti e scapaccioni. Ora sarà il giudice per l’udienza preliminare a valutare le responsabilità dirette dei genitori che, nel caso finiscano sotto processo, rischiano dai 3 ai 7 anni di carcere ma anche la perdita della patria potestà e quindi l’allontanamento dei due bambini. 
Il contesto 
«Casi come questo non sono rari – commenta l’avvocato Mattioli – e trasversali rispetto al territorio ma uniti dalla stessa situazione di disagio sociale. Non parliamo di violenza in senso pieno ma di reazioni esasperate in contesti di crisi economica, mancanza di lavoro in cui le problematiche legate alle dipendenze rendono le famiglie ancora più fragili». Famiglie disagiate e che versano in condizioni precarie economiche, sociali, educative ed assistenziali sono in aumento, come segnalano i dati dei Servizi Sociali, soprattutto nelle aree più periferiche della città e nelle frazioni più popolose.

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