Aprile con la neve? Solo tre volte in 130 anni: «Ma ora è allarme per l'agricoltura»

Giovedì 8 Aprile 2021 di Luigi Benelli
Pesaro, aprile con la neve? Solo tre volte in 130 anni: «Ma ora è allarme per l'agricoltura»

PESARO - L’ultima neve di primavera anche a Pesaro. Un evento di per sé già raro, ma ad aprile quasi straordinario. Era accaduto solo altre due volte negli ultimi 130 anni. Ma ora le basse temperature mettono a rischio i raccolti e gli agricoltori sono pronti a fare la conta dei danni. Ieri mattina la neve è scesa in città a macchia di leopardo: fiocchi a Baia Flaminia, Loreto, Montegranaro, Muraglia, centro storico, in altre zone acqua stretta. Dopo Urbino e l’entroterra, dove martedì la nevicata è stata copiosa, anche la costa è stata interessata, anche se poi la fine spolverata bianca si è rapidamente sciolta.

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Un evento molto insolito, e c’è anche una coincidenza particolare. L’ultima volta che era accaduto in questo mede era il 7 aprile del 2003, proprio lo stesso giorno di ieri. E l’Osservatorio Valerio fa sapere che la volta precedente era addirittura il 19 aprile 1917, oltre 100 anni fa. La minima ieri è stata di + 2,9° alle 12. Nel pomeriggio è stata anche osservata la formazione di una tromba marina al largo della costa e alcune foto hanno fatto rapidamente il giro dei social. 

Pazzo meteo

Le temperature nei giorni scorsi sono salite oltre i 20 gradi e ora sono piombate vicino allo zero, in alcuni punti dell’entroterra della provincia anche sotto lo zero, come nel Montefeltro. Il crollo delle temperature sotto lo zero mette a rischio i raccolti. Colture di ortaggi e frutta che, nonostante la scarsità di precipitazioni degli ultimi mesi, avevano giovato delle alte temperature ora si ritrovano a fare i conti con il gelo. «Le piante durante il riposo invernale – sottolinea Tommaso Di Sante, presidente di Coldiretti Pesaro Urbino - sono in grado di sopportare temperature inferiori allo zero, anche di decine di gradi, ma diventano particolarmente sensibili, una volta risvegliate, in fase di fioritura o dopo aver emesso le nuove foglioline. Difficile valutare i danni, però temiamo un calo dei raccolti. Ciliegi, peschi, albicocchi sono in fiore, così come olivi e altre piante. Gli stessi vigneti per varietà di vino precoci come gli chardonnay, sauvignon, sangiovesi potrebbero avere dei problemi. I rischi sono alti e parliamo di un momento molto delicato per l’agricoltura». Il Covid ha imposto restrizioni pesanti e Di Sante chiarisce: «Prodotti vinicoli o altre colture sono legati alla filiera della ristorazione, bar e locali. Molti sono rimasti chiusi ed è chiaro che la filiera della fornitura agricola ne ha risentito. Gelo e neve possono andare a incidere su una situazione già delicata con un calo della produzione». Un contesto sempre più ampio e legato alle conseguenze dei cambiamenti climatici. «Assistiamo a una tendenza alla tropicalizzazione e al moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo che ha fatto perdere oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti». 

Riserve idriche

Tanto che nonostante la primavera, «le riserve idriche sono scarse – spiega Di Sante – c’è molta siccità, è piovuto troppo poco, la metà nel mese di febbraio rispetto alla media storica e un terzo nel mese di marzo. Rischiamo di avere seri problemi nei prossimi mesi. Per questo è bene pensare a consorzi di difesa con fondi nazionali e regionali per tutelare il reddito dell’agricoltura. Mi riferisco ad assicurazioni i cui costi possono essere abbattuti dai consorzi. Così potremo sostenere l’agricoltura».

 

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