Il campione di basket Blair accusa: «Controllato perchè nero». Il questore: «No, tutto corretto»

Il campione di basket Blair accusa: «Controllato perchè nero». Il questore: «No, tutto corretto»
Il campione di basket Blair accusa: «Controllato perchè nero». Il questore: «No, tutto corretto»
di Simonetta Marfoglia
5 Minuti di Lettura
Martedì 26 Luglio 2022, 08:02 - Ultimo aggiornamento: 18:22

PESARO - Alla fine tutto si archivierà al capitolo dei cortocircuiti estivi che però, prima di spegnersi naturalmente, deflagrano e infiammano. Il caso, d’altra parte, è un succulento piatto servito per saziare gli appetiti social canicolari. Gli ingredienti ci sono tutti: un 48enne ex cestista americano, a Pesaro conosciutissimo e amatissimo, i controlli della polizia, il sospetto, neanche tanto velato, di razzismo che viaggia e dilaga attraverso una storia di Instagram e che lo fa diventare virale.

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Negli Usa un tema ad also zero ben prima dalla morte di George Floyd e del Black Live Matter. Ma, per dirla alla Lucio Dalla, l’America è lontana, e, a stringere, forse il tutto va più inquadrato in un’incomprensione, in cui si è incespicati.

I protagonisti

I protagonisti della querelle sono Joseph Blair, più conosciuto come Joe, e una pattuglia della squadra volante in servizio. Breve recap per i pochi pesaresi che non conoscessero Blair o non tifassero Vuelle. Blair, attuale assistant coach dei Washington Wizard in Nba, ha giocato a lungo in Italia. A Milano e Biella, per esempio, ma soprattutto a Pesaro, città che gli è rimasta nel cuore. Succede che Joe Blair in questi giorni si trova in vacanza in città insieme alla famiglia, la compagna italiana e i tre figli. Una bella vacanza a quanto pare, come testimoniano le immagini postate: Blair a cena nei locali, Blair accolto dalla dirigenza Vuelle con immancabile foto di gruppo e dichiarazioni generose (“Non posso trovare le parole per spiegare quanto importanti siano stati nella mia vita gli anni trascorsi a Pesaro”) rivolte a Valter Scavolini, Walter Magnifico e ai tifosi. L’inciampo però è dietro l’angolo. Sabato scorso, davanti a una lavanderia a gettone di via Milano, Joe Blair viene controllato dalla polizia. E’ con i suoi figli e gli agenti gli chiedono i documenti. Lui li cerca e tira fuori una patente di guida americana.

La normativa

Per la normativa italiana gli stranieri hanno l’obbligo di portarsi appresso un documento identificativo, alla fine un poliziotto riconosce l’idolo dei tifosi baskettari e la faccenda sembra chiudersi lì. Invece no. C’è la coda che pone l’episodio in un cono d’ombra. E’ lo stesso Blair a raccontarlo: «Sono fuori da una lavanderia con i miei figli. Passa la polizia che si ferma per chiederci i documenti: gli do la mia patente americana e dopo avere controllato tornano e mi dicono “tu sei l’ex giocatore di basket, allora ti lasciamo andare”. Se non fossi stato un ex giocatore ma semplicemente una persona nera che gira per questa città sarebbe stato un problema. Non va bene questa cosa: noi come umani dobbiamo essere meglio di così. Voglio crescere i miei figli in un mondo migliore. Io non ho mai avuto nessun problema del genere a Pesaro e mi dispiace tanto. Come sapete c’è un gran pezzo del mio cuore in questa città». La storia di Instagram è stata talmente prorompente che il questore Raffaele Clemente si è sentito in dovere di intervenire e fare chiarezza: «Di controlli di questo tipo ne facciamo tutti i giorni e continueremo a farne. I colleghi sono stati corretti, non c’è stato alcun eccesso, si sono limitati a svolgere quanto loro compete. Credo che alla base ci sia piuttosto una diversa interpretazione dello stesso fatto che ha portato a una differente lettura. E’ un problema di percezione, che però è sempre importante. Nel caso specifico questa deriva, evidentemente, dalla storia personale del coach. Si badi bene, sono molto dispiaciuto a livello umano per quello che ha percepito, ma ribadisco: i poliziotti hanno agito in maniera professionale e continueranno ad operare nello stesso modo. Oggi per loro sarà un altro turno al servizio della città».

Il sostegno

Anche il segretario Silp, Pierpaolo Frega, difende i colleghi: «Caro Joe Blair probabilmente hai immaginato che la polizia italiana potesse essere simile a quella americana. Errore. La polizia italiana è talmente avanti, e porta come scorta errori del passato, che le permettono oggi di essere una polizia civile e democratica, e guarda che ti dico: a volte fin troppo. Dovresti raccontare “realmente” come sono andati i fatti, perché una verità parziale, esacerba gli animi e credici che di polemiche stupide e inutili riusciamo a crearcele da soli. Il Black Live Matter da noi non ha ragione di esistere per quanto è civile, garantista e democratica la nostra polizia. Quindi se proprio ci tieni, chiedi un incontro con i poliziotti che ti hanno controllato, e chiarisci, ma soprattutto racconta la verità. Credo che sarebbe apprezzata molto di più di questa boutade estiva di cui nessuno sentiva il bisogno».

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