Pesaro, infezione dopo il parto: maxi risarcimento alla famiglia, ma niente alla bimba

Pesaro, infezione dopo il parto: maxi risarcimento alla famiglia, ma niente alla bimba
Pesaro, infezione dopo il parto: maxi risarcimento alla famiglia, ma niente alla bimba
di Luigi Benelli
3 Minuti di Lettura
Domenica 2 Febbraio 2020, 06:05

PESARO - Una storia che affonda nei cavilli della giurisprudenza, ma che «lascia molta rabbia dentro» tanto da ricorrere in appello. E’ il caso di una bambina incapace di intendere e volere, costretta su un letto. Ma se per il tribunale il risarcimento è sacrosanto per «colpa» dell’Ospedale Marche Nord di Pesaro, alla bambina non viene riconosciuto il danno morale subito. «Un paradosso – tuona l’avvocatessa Nicoletta Morante – una barbarie. Abbiamo una bambina incapace di intendere e volere a cui non viene riconosciuto un danno morale che deve essere riconosciuto dalla legge. Sicuramente ricorreremo in appello».

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Facciamo ordine in quei 19 anni i battaglie che hanno visto un primo esito pochi giorni fa, col deposito delle motivazioni della sentenza. Una signora in stato di gravidanza si era ricoverata all’ospedale San Salvatore di Pesaro nel 2001; la figlia, nata lo stesso giorno, aveva contratto durante la degenza un’infezione generalizzata con meningite da Candida albicans. Per il tribunale «l’infezione, imputabile ad omessa asepsi ambientale, strumentale e del personale medico o paramedico, aveva causato alla minore gravissime lesioni consistenti in tetraparesi spastica con grave ritardo psicomotorio: danni conseguiti ad inadempimento dell’Azienda ospedaliera».
 
Dall’altra parte l’Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord contestava la domanda, eccependo che «le patologie della minore avevano origine in anomalie di tipo genetico; che l’infezione non era imputabile all’operato dei sanitari; che il danno non era provato ovvero era eccessivo». Per il giudice però «è accertato l’aggravamento delle condizioni della minore che, dopo essere nata in buone condizioni, venne dimessa il 18 dicembre 2001 con diagnosi di «sepsi con interessamento meningeo da Candida albicans in neonata pretermine”, risultando così affetta da lesioni al parenchima cerebrale». Tutto condito da schede tecniche. «A fronte di tali elementi, non solo non è dimostrato dalla convenuta che il dedotto inadempimento non sussiste, ma l’esito della consulenza tecnica conduce a conclusioni confermative sia della colpa sia del nesso causale. In secondo luogo, la neonata doveva essere tutelata, procedendo tempestivamente a diagnosi di possibili contaminazioni. Trattasi anche in questo caso di inadempimento di sicura rilevanza causale, poiché il grave ritardo contribuì a determinare il quadro clinico di meningite con i suoi esiti». Per questo il tribunale di Pesaro ha condannato l’Azienda ospedaliera al risarcimento. In favore dei genitori della minore un pagamento di 1,5 milioni, nonché al pagamento di una rendita vita natural durante di 49 mila euro annui, oltre oneri previdenziali come per legge. Infine 331 mila euro a testa per i genitori di danni morali. Ma su questo punto, niente per la figlia. 
L’opposizione
La motivazione? Il danno morale, in quanto rappresentato dalla sofferenza interiore patita dal soggetto in conseguenza della lesione del suo diritto alla salute. A causa della gravissima invalidità, è ragionevolmente da escludere che la minore sia in grado di avvertire in modo permanente una sofferenza interiore per le lesioni subite. Risulta, infatti, dalla consulenza tecnica, che la stessa minore non è in grado «di utilmente relazionarsi all’ambiente esterno», né «di sostenere attività affettive e familiari». Per l’avvocato della famiglia «tutto questo è aberrante. Ci opporremo perché il codice prevede la liquidazione del danno morale. Ci sono anche 530 mila euro di interessi mancanti».

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