Pesaro, guadagni facili e ville da sogno:
il falso broker truffa 300 persone

Venerdì 15 Febbraio 2019 di Luigi Benelli
PESARO - Prometteva investimenti immobiliari in America e Germania, con lauti guadagni garantiti. Pagine social con vita da sogno, incontri con investitori a bordo piscina. E aveva i conti della società in paradisi fiscali. Per quattro anni gli è andata bene riuscendo a sfuggire agli inquirenti che gli stavano alle calcagna rifugiandosi all’estero, finchè non è rientrato in Italia e la riattivazione del segnale Gps ha permesso di localizzarlo. I finanzieri del comando provinciale di Pesaro, lunedì scorso, 11 febbraio, nell’ambito di un’operazione di polizia giudiziaria denominata “Piramide di carta”, hanno arrestato a Milano, Vito Rizzo, sedicente promotore finanziario di 43 anni, originario della provincia di Messina, responsabile di truffe a danno di centinaia di investitori. E tra questi almeno una cinquantina sul territorio pesarese in cui aveva una squadra di promoter.
  
Un’indagine complessa che ha inizio nel 2014 culminando con un’ordinanza di custodia cautelare emessa lo scorso 5 dicembre dal gip su richiesta della procura di Pesaro. Quattro anni fa i finanzieri avevano individuato alcune persone che svolgevano, nella provincia pesarese, un’attività illecita di collocamento di prodotti e strumenti finanziari per un valore complessivo di oltre 3.200.000 euro, promossa da varie società estere, registrate anche in “paradisi fiscali”. Tra le società la Vgm Business Ltd e la Innovative Investment Holding Ltd, tutte facenti capo a Vito Rizzo. Il sito web proponeva investimenti immobiliari in America e Germania facendo operazioni per acquisire case e ville di pregio, protezione del patrimonio, costituzione di società estere, consulenza del debito con operazioni di saldo e stralcio, e persino un corso da investitore immobiliare con “successo garantito” al costo di 13.000 euro. Tutto studiato ad arte perché nel sito web c’erano anche le testimonianze di alcuni presunti investitori che esaltavano i vantaggi ottenuti dagli investimenti. Vito Rizzo e i suoi collaboratori ostentavano sul loro diario pubblico di Facebook “vite da sogno” e importanti iniziative imprenditoriali, pubblicando continuamente fotografie e racconti di appuntamenti, incontri con investitori, sopralluoghi finalizzati alla gestione di immobili e, soprattutto, guadagni facili, con l’intento ultimo di attrarre nuovi clienti. Il modus operandi, secondo le indagini della guardia di finanza, consisteva nell’offerta al pubblico, per lo più attraverso la rete internet e un collaudato passaparola tra investitori soddisfatti, contratti di associazione in partecipazione che garantivano rendimenti sino al 96% del capitale investito, con l’esonero dalle eventuali perdite e con la garanzia della restituzione dell’intero capitale investito. È stata, quindi, interpellata dall’Autorità giudiziaria pesarese per un raccordo investigativo l’Autorità di vigilanza di settore, ossia la Consob, che tra ottobre 2015 e marzo 2016 era intervenuta a più riprese con provvedimenti di sospensione e di divieto sui siti web riconducibili a Rizzo e che successivamente, nel luglio 2018, lo ha anche sanzionato.
 
Rizzo, per aggirare il divieto della Consob, si è quindi “associato” con un altro personaggio residente nel milanese, offrendo ai suoi clienti dei nuovi investimenti denominati “Celle o Shares” che avevano la possibilità di essere garantiti anche con dei diamanti. Le indagini hanno fatto emergere che i prodotti offerti erano in realtà inesistenti, così come la sede e l’operatività delle società coinvolte erano puramente formali. La guardia di Finanza parla di «una truffa colossale che ha indotto in errore almeno 300 investitori residenti su tutto il territorio italiano, di cui oltre cinquanta nella provincia pesarese». Le indagini hanno consentito di appurare che gli investitori truffati avevano effettuato numerosi e consistenti bonifici su conti svizzeri, maltesi e croati gestiti dal Rizzo che sono al momento in fase di rintraccio in quanto è stato emesso un decreto di sequestro per un ammontare complessivo di 3.260.000 euro. Rizzo nel frattempo era finito all’estero, a Pola, in Croazia, dove stava per rimettere in piedi la stessa attività. Per settimane sono state eseguite attività tecniche e di “pedinamento virtuale” – come intercettazioni telefoniche, tracciatura dei movimenti finanziari, costante monitoraggio dei social network.
Passo falso
Lunedì 11 febbraio, Rizzo ha però fatto un passo falso: ritenendo di non essere più oggetto di attenzioni, ha deciso di varcare i confini e mettersi in viaggio verso Milano. Il movimento non è sfuggito ai finanzieri pesaresi che, dopo averlo localizzato, lo hanno agganciato e seguito nel suo tragitto che aveva come meta finale un ufficio postale di Milano. Là ad aspettarlo ha trovato le fiamme gialle che sorprendentemente hanno constatato come l’autoveicolo usato per gli spostamenti fosse “rubato”, in quanto sottratto indebitamente a un’impresa di autonoleggio siciliana.
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