Condannato il furbetto del reddito di cittadinanza, ma per il giudice non è truffa allo Stato

Condannato il furbetto del reddito di cittadinanza, ma per il giudice non è truffa allo Stato
Condannato il furbetto del reddito di cittadinanza, ma per il giudice non è truffa allo Stato
di Luigi Benelli
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Sabato 26 Marzo 2022, 07:10

PESARO - Residente all’estero, ma dichiara di abitare a Pesaro per poter avere il reddito di cittadinanza. Ieri il processo davanti al gup, con rito abbreviato. Un caso che potrebbe aprire un precedente in questo tipo di reati. Un giovane marocchino di 27 anni è finito nei guai perché grazie a questo sotterfugio, è riuscito a percepire indebitamente nel 2019 e mantenere nel 2020 il reddito di cittadinanza, per un importo complessivo pari a 7.500 euro

I controlli

L’esito del controllo della Guardia di finanza di Pesaro ha messo in luce una situazione in cui il beneficiario ha falsamente attestato di essere in possesso del requisito della residenza e soggiorno in Italia, laddove, dai riscontri effettuati dai militari della compagnia di Pesaro, è risultato irreperibile sin dall’anno 2014 nel luogo di residenza e, a partire dal 3 settembre 2018, è iscritto all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero (Aire), in quanto trasferitosi in Marocco. Il soggetto controllato, non avendo i requisiti per beneficiare dell’intervento di politica sociale, è stato denunciato sia all’autorità giudiziaria, per aver indebitamente percepito erogazioni a danno dello Stato, che all’Inps competente, per la revoca del sostegno ed il recupero della somma di 7.500. Ieri l’avvocato Matteo Mattioli ha sollevato una questione di diritto perché l’uomo è finito a processo anche per truffa. 

Punta di diritto

Il legale ha argomentato che il fatto non possa essere considerato una indebita percezione di denaro e che, rimanendo sotto le soglie di punibilità, non dovesse essere condannato per questa fattispecie. Il giudice ha accolto l’istanza, dunque l’uomo non ha ricevuto la condanna per l’indebita percezione, ma è stato condannato per aver falsamente attestato di essere in possesso dei requisiti di residenza pur abitando all’estero, a 1 anno e 4 mesi. L’avvocato Mattioli sottolinea: «Questa sentenza apre scenari interessanti per una questione controversa, perché con questa pronuncia, cambia il paradigma della truffa allo Stato». Dovrà restituire i 7500 euro intascati.

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