Ucciso dal Covid il frate da 40 anni al servizio degli ultimi: il dolore della comunità

Lunedì 28 Dicembre 2020 di Luigi Benelli
Fra' Maurizio Pierelli

 Addio a frate Maurizio Pierelli del convento dei frati minori di San Giovanni Battista in via Passeri, da quarant’anni a servizio della comunità. Il religioso sacrista della chiesa monumentale è deceduto sabato notte a seguito delle complicazioni dovute al covid  che aveva contratto qualche settimana fa. Aveva 73 anni. Fra Maurizio era stato ordinato frate nel 1980 ed è sempre stato alla chiesa di San Giovanni. Padre Aldo Marinelli, il priore, lo ricorda con parole cariche di stima e partecipazione.

 

«Era una persona semplice, umile, aveva un carattere gioviale, sempre disponibile con la gente, accoglieva le persone con passione. È stato per tanti anni il cuoco del convento e ha assistito tante persone povere nella consegna dei pasti caldi assieme alla Caritas. Si è ammalato qualche settimana fa e nella malattia ha avuto comunque tanta pazienza e serenità. Purtroppo il covid lo ha colpito a novembre e ieri, in seguito ad altre complicazioni legate alle sue condizioni di salute, non ce la fatta. Originario di Fano, è stato accolto dai frati fin da ragazzo, poi nel 1980 è diventato frate ed è rimasto sempre qui, interpretando le esigenze della comunità con generosità creando tanta stima attorno a sé. È stato sempre vicino ai poveri e ai bisognosi. Era impossibile non volergli bene».

I funerali sono stati fissati per mercoledì alle 10,30 alla chiesa di San Giovanni. Anche Emilio Pietrelli, direttore della Caritas diocesana che opera proprio alla San Giovanni con il centro d’ascolto lo conosceva bene. «Abbiamo perso un membro importante della nostra comunità, una grande unione assieme ai frati della San Giovanni. Hanno sempre avuto tanta attenzione anche la domenica quando servono i pasti caldi per i poveri. Un grande dispiacere, una persona sempre vicina agli ultimi».

A fine novembre il convento era stato chiuso perché tutti i quattro frati erano rimasti contagiati dal coronavirus. Intorno al 20 dicembre la chiesa è stata riaperta dopo la sanificazione e il doppio tampone negativo per tre dei quattro frati. Purtroppo frate Maurizio non ce l’ha fatta. Una comunità che ora è rimasta con tre frati in un momento delicato da gestire anche a livello di operatività. Tanto che l’associazione culturale “Arsmusica” ha pensato a una catena di solidarietà con “pasti sospesi” giornalieri e personalizzati a causa delle patologie di alcuni frati, che impongono una rigorosa attenzione alla dieta. I “pasti sospesi” sono ordinati rispettando un calendario stabilito e vengono consegnati dal ristorante che li prepara. Ci sono coperture per il servizio fino a Capodanno ma l’obiettivo è continuare fino all’Epifania. 
 

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