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Pesaro, il figlio morì schiacciato dal trattore: le assicurazioni si danno battaglia per non pagare il risarimento

Pesaro, il figlio morì schiacciato dal trattore: le assicurazioni si danno battaglia per non pagare il risarcimento
Pesaro, il figlio morì schiacciato dal trattore: le assicurazioni si danno battaglia per non pagare il risarcimento
di Luigi Benelli
4 Minuti di Lettura
Sabato 2 Novembre 2019, 06:55

PESARO - Ha perso il figlio tre anni fa e deve mandare giù persino il boccone amaro di due assicurazioni che si rimpallano le responsabilità e il conseguente risarcimento. È la storia di un processo, ma soprattutto di un padre che chiede giustizia e aiuto.

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Si tratta di Tonino Tamburini, padre di Roberto, cantoniere di 54 anni, rimasto schiacciato con il trattore che conduceva su una strada secondaria del colle San Bartolo mentre rientrava nella sede della Provincia dopo il turno di lavoro il 24 giugno del 2016. Tonino è il custode in piazza delle Erbe a Pesaro, lo conoscono tutti, soprattutto i bambini perché il suo hobby è quello di costruire oggetti con il cartone e il legno. Animo gentile, l’altra mattina ha assistito alla lunga udienza che riguarda la morte del figlio. La procura ha aperto un fascicolo con l’accusa di omicidio colposo in concorso tra l’allora dirigente al servizio viabilità della Provincia e il responsabile del servizio prevenzione rischi professionali. «Nonostante ci fosse il rischio di ribaltamento, il trattore non era dotato di dispositivi si trattenuta – spiega l’avvocato Silvia Pantanelli – mancavano le cinture di sicurezza e Tamburini fu sbalzato fuori dal mezzo e morto per schiacciamento del torace e lesione spinale».
 

In aula ha testimoniato anche colei che eseguì l’autopsia sul corpo di Roberto, ma anche altri consulenti e tecnici di parte e della procura. «Se la cabina fosse stata dotata delle cinture si poteva evitare la tragedia – continua Pantanelli – è quello che anche l’accusa ha fatto rilevare nel corso del procedimento. Una causa in cui anche l’Inail si è costituito parte civile, uno dei primissimi casi». Ma c’è anche un altro aspetto. «Si tratta - puntualizza - del problema delle assicurazioni: sono due e si rimpallano la copertura perché si sono susseguite nel tempo e dunque si appellano a questa successione per non pagare il danno». Tonino cerca giustizia, una vita non facile. «Sono tre anni che è morto Roberto e ancora non c’è giustizia. Ci sono stati diversi rinvii. Vorrei arrivare in fondo e sapere la verità. Fu un giorno terribile, mi chiamò mio nipote e mi disse tutto. Andai sul posto, una tragedia. Vidi i segni della frenata. Era bravo a guidare il trattore. Ma lì non c’erano le cinture, perché?». Tonino ha perso anche una figlia di 16 anni in un incidente in viale XI Febbraio. Rimase schiacciata da un’auto dopo aver urtato lo sportello di un camion. Perse anche un figlio di due anni e mezzo. Una tragedia. Ma la morte di Roberto ha avuto anche altre conseguenze. 
La disperazione
«Io percepisco una pensione molto bassa, mio figlio mi aiutava, contribuiva alle spese e potevo andare avanti. Dopo la morte ho dovuto cambiare casa perché non ce la facevo con l’affitto. In tre anni le assicurazioni sono state capaci di rimbalzarsi le responsabilità e non dare un centesimo. Mio figlio non me lo ridarà nessuno, ma spero che questo processo possa fare giustizia e far sì che le assicurazioni possano essere richiamate alle loro responsabilità». Il processo è stato aggiornato al 16 gennaio per la chiusura della fase istruttoria.

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