Fornitori mai pagati, fallimento, giri in Maserati e legami con la 'Ndrangheta: quattro a processo per il crac Eurodistribuzione

Venerdì 18 Settembre 2020 di Luigi Benelli
Fornitori mai pagati, fallimento, giri in Maserati e legami con la 'Ndrangheta: quattro a processo per il crac Eurodistribuzione

PESARO - Crac Eurodistribuzione, altri quattro a processo. Il caso è quello di Dante Mannolo, 52 anni, che a Borgo Santa Maria aveva aperto la ditta e girava in Maserati, ma aveva anche lasciato un buco da mezzo milione. Di fatto, secondo la tesi degli inquirenti, non pagava i fornitori. Sarebbe figlio di un presunto capobastone di una cosca della ’Ndrangheta calabrese.

Era stato arrestato a febbraio 2019 dai carabinieri di Borgo Santa Maria per associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla bancarotta fraudolenta e documentale. A gennaio la condanna a 5 anni e al risarcimento di 480 mila euro. Ma il processo si è stralciato e ora c’è un nuovo capitolo perché quattro persone a lui vicine, cosiddette teste di legno della società, sono finite alla sbarra. Eurodistribuzione srl, società di commercializzazione di prodotti alimentari, in particolare caffè, era stata aperta a Pesaro nel 2015, intestata ad una giovane prestanome sempre calabrese di 27 anni difesa da Giovanni Orciani. Mannolo per la procura era il socio occulto che dopo i primi acquisti e pagamenti andati a buon fine, faceva acquistare la merce facendola sparire verso la Calabria ma senza più pagare il fornitore. 
 
Quei giri in Maserati
Girava per Borgo Santa Maria con la sua Maserati Ghibli bianca, quanto basta per avere l’attenzione dei carabinieri che hanno quindi approfondito il caso. Già, perché Mannolo era finito nel mirino della procura di Bari con un copione simile. Sono circa 90 i fornitori truffati in tutta Italia, tra cui la stessa Ferrero, acqua San Benedetto, Mionetto, caffè Borbone e altre ditte minori, anche a livello locale. L’attuale processo, iniziato ieri a Pesaro davanti al tribunale collegiale, vede imputati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa, bancarotta e intestazione fittizia di beni la giovane prestanome 27enne, “Gino” 55enne, poi un 52enne e 47enne tutti di Catanzaro. Secondo il capo di imputazione Mannolo detto “Paolo” era il “promotore e organizzatore, socio occulto” che assieme a “Gino” coordinavano e dirigevano “l’associazione”. La donna era responsabile legale della ditta, gestiva i rapporti coi fornitori e gli agenti di commercio. “Gino” secondo la tesi della procura era colui che poteva agire sui conti dell’azienda aperti in provincia di Pesaro. Gli altri due avevano il ruolo del trasporto delle merci. 
Nomi e nomignoli
Il buco sarebbe stato di 480 mila euro. Gli inquirenti hanno ricostruito i movimenti dei conti che puntualmente venivano “svuotati” al momento in cui i fornitori passavano all’incasso degli assegni. “Paolo”, “Gino” e la ragazza sono accusati anche di aver distrutto i libri contabili dell’azienda per arrecare danno ai creditori. 

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