Piogge calate a meno di un terzo: un altro anno così e l'ortofrutticolo scompare

Sabato 21 Agosto 2021 di Véronique Angeletti
Piogge calate a meno di un terzo: un altro anno così e l'ortofrutticolo scompare

PESARO - Un altro anno così e l’ortofrutticolo nel pesarese scompare. I fiumi sono rigoli, i laghi prosciugati, reggono i pozzi ma urgono decisioni, ne vanno di mezzo le produzioni tipiche della zona ma anche l’alimentazione di base. Ne vanno di mezzo produttori che, durante il lockdown, hanno garantito il continuo rifornimento di negozi e supermercati con prodotti locali senza mai far mancare nulla al consumatore.

 

Come il Codma di Fano, il Consorzio ortofrutticolo del Medio Adriatico, interlocutore privilegiato per alcune insegne della Gdo. I suoi cavoli, verze, cappuccio, broccoli, indivie sono ben presenti nel paniere della spesa.

Il paniere della spesa

«La scorsa settimana – entra nel merito Francesco Renzoni, direttore di produzione del Codma - nel Fanese, verso Cartoceto, a Mondavio si è iniziato a trapiantare le produzioni autunnali ed invernali, che riguardano almeno 30 ettari, quasi 10mila quintali di ortaggi». Dai dati dell’Assam, l’Agenzia Servizi al Settore Agroalimentare delle Marche le precipitazioni complessive in questi ultimi otto mesi, sono state circa 170-180 mm al metro quadro, ovvero sono state meno di un terzo delle piogge che cadono normalmente. «Manca l’acqua più di tutto in collina dove le aziende non hanno pozzi ma il problema non è di oggi e nemmeno di ieri ma dell’altro ieri. Il sistema idrico nel Pesarese non può ignorare i bisogni dell’agricoltura». Il Codma, solo questo mese, ha portato in casa degli italiani 20mila quintali di meloni e anguria con provenienza dalle belle colline di Mondavio. «Nessun settore è risparmiato» ricorda Tommaso Di Sante, imprenditore agricolo, presidente Coldiretti Pesaro e rappresentante dell’agricoltura nella Giunta della Camera di Commercio Marche. 

La siccità

«La siccità colpisce anche le piante arboree. L’ulivo, ad esempio, per tutelarsi lascia cadere le sue olive, il che avrà conseguenze sulla produzione d’olio in frantoio. Chi vendemmia dovrà lavorare con più tecnologie per garantire la stessa qualità. Purtroppo, il problema è grave anche negli allevamenti. Bovini ed ovini producono meno latte e si lavora con delle cisterne per salvarli». Per proteggere l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici, ci vogliono interventi strutturali. «Risolvere le perdite di acque – conclude Di Sante – sarebbe un primo passo ed anche investire su piccoli laghi, come previsto tra l’altro dal Pnnr e dal Recovery plan». Piccoli bacini d’accumulo, a impatto zero, vicini alle aziende in grado di raccogliere le piogge, di catturare le piogge monsoniche, le bombe d’acqua, senza stravolgimenti ambientali. Tuttavia, è anche una questione di focus. Nel settore viti-vinicolo la mancanza di piogge non è necessariamente un danno. «Per i miei vini – confessa Roberto Lucarelli - l’anno in assoluto peggiore è stato il 2005». Produce Bianchello del Metauro Doc e Colli Pesaresi Doc.

Il difficile 2017

Racconta che il 2017 è stato un anno difficile ma con la politica di scaricare le viti per ottenere una determinata qualità, la siccità non lo ha penalizzato. «Quest’anno, salvo qualche piccolo appezzamento di vitigni più giovani, - spiega - tutti gli altri godono di ottima salute. Il fatto che abbiamo scelto di lavorare raccogliendo 70-80 quintali all’ettaro fa la differenza. Per una pianta non è difficile portare avanti 1,4 o 1,5 chili di uva anche se manca l’acqua. Comunque – conclude – come al solito voglio sottolineare che sono le viti vecchie a dare più soddisfazioni. Come qualità e tenuta, soprattutto quando le condizioni meteo sono così estreme. Sono il nostro vero patrimonio e spiega il perché non ho mai condiviso le politiche che incentivavano all’espianto». La doppia faccia della siccità si vede anche nel grano. «Noi siamo specializzati nella pasta - osserva Giovanni Battista Girolomoni d’Isola del Piano -. E il 2021 sarà una delle migliori annate con un grano di alta qualità. Il rovescio è che siamo un’azienda biologica e dunque lavoriamo con le rotazioni e tutte le colture di rinnovo sono un disastro. Come i girasoli, il lino, le foraggere da seme, in particolare il trifoglio. Il pisello proteico, il favino, lenticchie, leguminose ad uso zootecnico hanno subito i freddi tardivi. In pratica, tutto quello che si è seminato a primavera ha sofferto tantissimo e si raccoglierà meno della metà». 
Chiuso l’impianto irriguo
Intanto, il Consorzio di Bonifica delle Marche, al fine di tutelare le riserve idriche per fini idropotabili, ha chiuso questo fine settimana l’impianto irriguo della valle del Foglia dovrà rimanere. Una decisione che si ripeterà tutti i fine settimana fino al lunedì pomeriggio, in attesa di evoluzioni meteo favorevoli.

 

Ultimo aggiornamento: 22 Agosto, 10:04 © RIPRODUZIONE RISERVATA