Pesaro, documenti falsi per aprire
il conto in banca: presa la truffatrice

Venerdì 23 Agosto 2019 di Luigi Benelli

PESARO - Documenti falsi e busta paga falsa, il tutto predisposto per aprire un conto corrente in banca. Dietro il tentativo, molto probabilmente una banda dedita alle truffe visto che mercoledì sono stati registrati a Pesaro due casi (ma un precedente era già successo pochi giorni prima), uno finito con un arresto. Convalidato per quanto riguarda le false generalità fornite ai carabinieri, ma non per la tentata truffa. Sottigliezze, ma pesanti. Andiamo in ordine.

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Sono le 9,15 di mattina quando Rosa Leonelli, detta Nannina, residente a Santa Maria di Capua Vetere si presenta alla filiale Ubi Banca di largo Madonna di Loreto. Vorrebbe aprire un conto corrente. Il bancario ha chiesto documento e codice fiscale, entrambi falsi. Ma anche una busta paga, regolarmente fornita dalla signora. Qualcosa non torna, tanto che il bancario, molto sveglio, ha chiamato l’azienda per cui lavorava. Dall’altra parte della cornetta la risposta è stata chiara: «Non lavora per noi, mai sentita dire». Forse la banda sperava che la ditta fosse in ferie e che non ci fosse un riscontro, ma così non è stato. Sono stati allertati i carabinieri che sono immediatamente arrivati sul posto. Anche ai militari la donna ha fornito generalità false, finchè i carabinieri l’hanno smascherata e scoperto la vera identità. La donna è stata arrestata per tentata truffa, documento falso e false generalità fornite a pubblico ufficiale. 
 
Ieri mattina la direttissima in tribunale a Pesaro. La donna era difesa dall’avvocato Andrea Guidi. Ha ammesso ogni addebito, ha detto di aver tre minori a cui badare e che le erano stati promessi 200 euro se avesse aperto il conto. La tentata truffa è caduta perché di fatto la signora non ha mai aperto il conto. Cavilli tecnico giuridici. Poi il patteggiamento per gli altri reati a 11 mesi e 10 giorni. Aveva un precedente in cui era stata sospesa la pena, una faccenda da 200 euro. Ma di fatto non si può replicare. L’udienza è stata fissata al 10 settembre, nel frattempo dovrà cercare un’associazione o simili e iniziare a scontare gli 11 mesi con lavori socialmente utili, altrimenti finirà in carcere. Il giudice ha disposto l’obbligo di dimora in provincia di Caserta. Per gli investigatori è chiaro che si tratta di una pedina di una banda, arrivata ieri sul territorio per aprire dei conti e andarsene. E’ stato segnalato anche un altro caso in città nella mattinata di mercoledì, non andato a buon fine per fortuna. L’obiettivo è aprire il conto magari per avere un libretto degli assegni e pagare con uno scoperto. Ma soprattutto per poter chiedere dei prestiti a delle finanziarie per comprare auto, telefoni o altro. Verificata la busta paga e pagata la prima rata, poi il conto di fatto resta vuoto, ma l’auto è già passata nelle mani dei truffatori. I carabinieri hanno riscontrato diversi casi di auto rivendute e intestate ad altre persone ignare della provenienza. 
Il meccanismo
Un meccanismo sempre più consolidato ed esportato in varie regioni e province d’Italia. La donna, secondo i documenti era residente qua, ma di fatto era a Pesaro per la prima volta. Non solo, il documento falso risultava non valido per l’espatrio, altra sottigliezza, perché in caso di truffa non scatta l’arresto, ma la denuncia. Tutte cose che l’associazione a delinquere dietro tutto il giochino conosce bene. L’allerta è massima, gli investigatori e le forze dell’ordine raccomandano prudenza e hanno già avvisato i direttori di filiali di prestare un’attenzione particolare a questi casi dubbi.

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