Il Pesarese, è assetato, serve un nuovo invaso. L'Aato: «Sindaci a confronto su fondi e progetti»

Mercoledì 18 Agosto 2021 di Véronique Angeletti
Il Pesarese, è assetato, serve un nuovo invaso. L'Aato: «sindaci a confronto su fondi e progetti»

PESARO - Il Pesarese è assetato e il sistema di rifornimento idrico non dà tempestivamente le adeguate risposte. Lo dimostrano le centinaia di viaggi che le autobotti di Marche Multiservizi fanno ogni giorno per rifornire di acqua potabile una ventina di Comuni. Il sistema dipende dai fiumi e, d’estate, si dimostra debole e troppo vulnerabile. A farne l’analisi critica sono i vertici dell’Aato, il presidente dell’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale, Marco Ciccolini, attuale sindaco di Urbania, e il direttore Michele Ranocchi. Tirano le somme in piena emergenza ed annunciano che si apprestano a convocare tutti i sindaci a settembre.

 

L’ordine del giorno

All’ordine del giorno, lo studio di fattibilità di un nuovo invaso. «Evita - spiegano – di stressare le soluzioni già in essere ma, più di tutto, consente di differenziare l’approvvigionamento idropotabile». Partono dalla considerazione che il sistema idrico pesarese è sotto scacco perché si basa sui fiumi e, dunque, sulle acque superficiali. Una dipendenza che va compensata con altre misure, come collegare il pozzo del Burano e di Sant’Anna all’acquedotto. «Sono meno sensibili alle variazioni stagionali – spiegano Ciccolini e Ranocchi – e li usiamo d’estate per integrare le portate dei fiumi e mitigare gli effetti della siccità sull’ecosistema. Tuttavia andrebbe valutato il loro impiego in rete dal punto di vista tecnico e scientifico». Altra misura è sfruttare in modo ottimale, e quindi ripulendoli, i bacini del Furlo, di San Lazzaro e di Tavernelle. Adibiti alla produzione di energia idroelettrica, hanno una capacità complessiva di circa 3 milioni di mc, oggi dimezzata per colpa dei detriti portati dai fiumi. Pulizie richieste da molto tempo dall’Aato alla Regione che ha dato i bacini in gestione all’Enel. Richiesta quest’anno ascoltata: Enel ha avviato un progetto sul Furlo in corso di iter autorizzativo regionale. La terza misura è investire sull’interconnessione intervalliva che metterebbe in rete tutti gli acquedotti. Quello che sta facendo, con un costo enorme, il centinaio di viaggi ogni giorno delle autobotti di Marche Multiservizi per rifornire i serbatoi di acqua potabile di una ventina di Comuni. «Un primo intervento – ricordano Ciccolini e Ranocchi - è già stato finanziato dello Stato». Infine, installare un impianto a osmosi inversa sulla falda terminale del Metauro a Fano, sfruttata solo parzialmente per l’alta concentrazione di nitrati provenienti dalle attività agricole intensive. Attualmente è in fase di approvazione». Infine, a garanzia della diversificazione delle fonti, un nuovo invaso. L’idea è stata lanciata l’anno scorso, ad agosto, dalla Regione Marche nell’ottica di creare una risposta strutturale ai cambiamenti climatici in atto, segnalando che risorse finanziarie specifiche sono nel Piano Invasi del Ministero e nel Pnrr. 
Il mandato
«L’assemblea – commentano - ha dato mandato agli uffici Aato di verificare questa possibilità con un primo studio per individuare i siti e Marche Multiservizi si è resa disponibile per sviluppare il tema». Lo studio, redatto da professionisti, partendo da proposte avanzate in passato da altri tecnici, individua le soluzioni percorribili dopo aver fatto una panoramica su diverse ipotesi. Le analizza sulla base di parametri oggettivi quali indici di piovosità delle aree, stabilità e predisposizione all’erosione dei pendii, presenza di infrastrutture viarie e/o di altri servizi, di insediamenti domestici e/o produttivi, e l’inserimento dei siti in un progetto di riorganizzazione degli acquedotti».

 

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