L'attore Giuseppe Esposto: «Il palco mi ha cambiato, la mia porta sul mondo»

Giuseppe Esposto: «Il palco mi ha cambiato, la mia porta sul mondo»
Giuseppe Esposto: «Il palco mi ha cambiato, la mia porta sul mondo»
di Elisabetta Marsigli
4 Minuti di Lettura
Domenica 3 Dicembre 2023, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:19

Giuseppe Esposto è un attore come se ne vedono pochi, capace di donare ai suoi personaggi tutta la passione di un’interpretazione profonda e ricca di sfumature. A Pesaro ci è capitato per amore, ma le sue radici sono siciliane: «Sono nato in Sicilia perché i miei si fermarono lì dopo il viaggio di nozze che fecero per andare a trovare i nostri parenti. Mio padre, già da piccolo viveva a Venezia perché i miei nonni si erano trasferiti lì negli anni ’60. Ma come lingua e cultura letteraria, mi sento molto legato alla Sicilia». 

 
La prima parte della sua vita l’ha passata al lido di Venezia: «Di quel periodo ricordo i problemi che avevo con l’umidità (sorride), ma allo stesso tempo ho dei ricordi belli e positivi perché Venezia è sempre stata per me una gran bella città, piena di fascino e anche adesso, che è passato tanto tempo, ricorre spesso nei miei sogni».

Da venezia a Reggio Emilia

A metà della prima elementare i suoi si traferiscono a Reggio Emilia: «Lì per lì è stato un bel trauma. Di Venezia adoravo la casa dei nonni e gli zii così appassionati di musica che mi facevano spesso ascoltare. Devo a loro la mia passione per la musica: tra Pink Floyd e Genesis, e ricordo un poster, in camera di mio zio, che ritraeva Peter Gabriel truccato da pipistrello. Mi affascinava quel modo di fare musica con quel tocco teatralità che era molto in voga in quegli anni».
Giuseppe era un bambino molto timido, ma con tanto desiderio di raccontare qualcosa: «Mia madre mi ricorda sempre che fin da piccolo mi piaceva creare storie dal nulla e fare le voci di tutti i personaggi. Facevo le voci “piccoline”, anche strambe come quella di Paperino, e ancora oggi mia sorella si commuove quando mi vede farle a mia figlia, esattamente come le facevo a lei».

La sua timidezza lo teneva apparentemente lontano e distaccato, ma in realtà Giuseppe osservava il mondo: «Ero sempre timido e riservato, anche a scuola, ma molto attento e sensibile alle storie, alle vite degli altri che mi colpivano sempre molto. C’era già un avvicinamento molto sensibile verso il prossimo che non avevo riconosciuto ancora: in realtà mi legavo agli altri attraverso le loro storie, avevo bisogno di sentirle dentro e poi aggiungere del mio.

Era già la mia idea di teatro, un teatro che non può essere fatto solo per se stessi, ma da condividere con gli altri. Mi sarebbe piaciuto molto essere più estroverso e il teatro mi ha aiutato ad esserlo, sulla scena».

Da piccolino assistette ad uno spettacolo che lo colpì: «Ero piccolo e non ricordo cosa fosse, ma ricordo che aveva una scena maestosa e mi aveva colpito la sua incredibile bellezza». Il primo approccio vero arriva alle superiori, attraverso dei corsi di teatro: «Il primo spettacolo fu Jeux de massacre (il gioco dell’epidemia)di Ionesco. Non ricordo molto di quella messinscena, ma ricordo l’emozione che provai. In sala c’erano mia madre e la mia prof di italiano che, commossa, le disse subito che avrei dovuto prendere quella strada. In effetti era l’unico momento in cui tiravo fuori molto di me ed è tuttora così. Ho fatto dei passi avanti, ma sono ancora molto timido nei rapporti con le persone. Sul palco è tutta un’altra cosa».
Dopo le superiori Giuseppe frequenta il Dams a Bologna: «Non lo conclusi anche se mi rimanevano pochi esami, ma è stata un’esperienza bellissima. Bologna è sempre stata una città molto vivace, in pieno fermento, un crogiolo di idee e di ispirazione. Al Dams poi c’erano studenti da tutto il mondo, non solo dall’Europa. Ho avuto l’onore di seguire lezioni con docenti meravigliosi, Claudio Meldolesi ad esempio, o il drammaturgo Giuliano Scabia. Una volta, mentre assistevo, da osservatore, ad uno dei seminari, fu proprio Scabia a chiedermi di sostituire uno dei suoi attori che era malato. Mi fece provare al volo, davanti a tutti, la parte del protagonista. Alla fine non solo mi fece un grande elogio, ma mi prese nella sua compagnia di studenti».

A Pesaro per amore

E da Bologna Giuseppe è finito a Pesaro per amore di Giorgia: «In realtà fu lei a vedermi per prima. Volle conoscermi dopo avermi visto in uno spettacolo. Abbiamo chiacchierato e mi sono perso nei suoi occhi. Occhi attraverso i quali ho visto anche la sua città, Pesaro, e così..».
E così sono passati ben 18 anni da quel momento ed ora Giuseppe e Giorgia hanno una splendida bambina di nome Giulia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA