Massacrato di botte al parco: condannato a 9 anni l'aggressore, ma non si trova più

Venerdì 11 Dicembre 2020
Pesaro, massacrato di botte al parco: condannato a 9 anni l'aggressore, ma non si trova più

PESARO - Giovane gambiano massacrato di botte al parco Miralfiore, condannato a 9 anni l’aggressore. Ma oggi è irreperibile in Romania.

Ieri in tribunale a Pesaro l’ultimo atto di un caso che aveva avuto una forte eco in città. Il fatto era accaduto i primi di settembre del 2018. Intorno alle 9 di mattina un passante aveva trovato un gambiano di 19 anni a torso nudo, in un lago di sangue su una panchina. Si trattava di un richiedente asilo. 

 

La ricostruzione

Le sue condizioni erano pessime, sembrava come in coma dopo una notte al freddo e alla pioggia. Portato in ospedale ha avuto una reazione tale che ci vollero dei sedativi per fermarlo. La diagnosi fu terribile: ossa della testa fracassate, vertebre incrinate, uno stato di ipotermia. Il giovane era stato picchiato a sangue, così i carabinieri aprirono subito un indagine e individuarono un 21enne romeno. Ma il giovane è espatriato e si trova in Romania. Secondo l’accusa avrebbe approfittato di una minorata difesa del gambiano mentre era steso in una panchina, forse ubriaco. Avrebbe preso un oggetto contundente e riempito di botte il rivale. 
Danni permanenti
Aveva una frattura alla base del cranio. In ospedale la prognosi fu di 40 giorni, ma i danni sono permanenti: perdita in parte dell’udito e della vista. Per l’accusa atti idonei a uccidere, visto che solo i soccorsi avrebbero scongiurato la morte del gambiano. Il tutto aggravato dai futili motivi. Alla base di tutto ci sarebbe stato un presunto furto, maturato in un contesto come quello del parco Miralfiore, ovvero fatto di povertà e droghe. Tanto che la vittima recentemente ha avuto una condanna a 8 mesi per spaccio. Una ragazza sudamericana aveva accusato il romeno di aver rubato uno zaino al gambiano. All’interno ci sarebbero stati dei cellulari. Qui le versioni sono opposte. Ma il violento alterco sarebbe proseguito. L’imputato ha detto invece che sarebbe stato impaurito dal gambiano tanto che per difendersi avrebbe preso un ramo e colpito il rivale lasciandolo poi su una panchina. Secondo i referti non si tratterebbe solo di un colpo, ma di svariate percosse con un oggetto contundente tale da provocare danni permanenti. Ieri il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 4 anni e 8 mesi e dopo un’ora di camera di consiglio, il collegio del tribunale di Pesaro ha condannato il rumeno a 9 anni ed è stata data una provvisionale di 10.000 euro. 
Il difensore ricorre
L’avvocato Marco Vitali, difensore dell’imputato, sottolinea: «Per noi non era corretta la configurazione del tentato omicidio, i colpi non erano molteplici e si poteva ragionare in termini di lesioni. La vittima secondo noi non era credibile, aveva negato di aver visto l’aggressore. Quando verranno depositate le motivazioni capiremo il perché della decisione ma certamente faremo appello». Ma dell’imputato non c’è traccia.

 

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