Lavoratori sfruttati nell'autolavaggio a prezzi stracciati: prime condanne per caporalato

Mercoledì 22 Giugno 2022 di Luigi Benelli
Lavoratori sfruttati nell'autolavaggio a prezzi stracciati: prime condanne per caporalato

FANO - Dieci euro per un lavaggio dell’auto dentro e fuori. La fila di auto per il prezzo così vantaggioso. Ieri le prime condanne con patteggiamento per due dei quattro imputati che nel luglio 2021 furono arrestati per lo sfruttamento della manodopera, il cosiddetto caporalato, all’autolavaggio I Faraoni di Bellocchi. Si tratta di Moustafa Khaled Wagih Elsayed di 39 anni e Abdou Amro Ibrahim Gomaa di 32 anni (difeso da Marco Defendini).

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Pena di 3 anni di carcere

Hanno patteggiato rispettivamente a 3 anni e 10mila euro di multa (è ai domiciliari) e 1 anno e 10 mesi con 2mila euro di multa (libero). Gli altri due imputati hanno 44 e 28 anni (quest’ultimo il titolare ndr) stanno affrontando il dibattimento davanti al giudice monocratico. Secondo l’accusa reclutavano soprattutto connazionali per poi impiegarli nei loro impianti. Le persone offese, i lavoratori, sono 28. Alcuni di loro si sono costituiti parte civile, assistiti da avvocati. Pagavano i dipendenti 3 euro l’ora, senza alcun contributo previdenziale e prelievo fiscale, li costringevano a pagarne 150 per alloggi completamente fatiscenti e privi dei servizi base, dove vivevano anche in 8. Dimore in pessimo stato, prive di riscaldamento, con infissi danneggiati e con servizi igienici del tutto inadeguati.
Così riuscivano ad avere prezzi imbattibili per la concorrenza. Durante l’incidente probatorio di qualche settimana fa, i dipendenti, coperti da un paravento, avevano detto di venire pagati in contanti e di lavorare anche per 12 ore al giorno, in nero. I datori gli pagavano un taxi per andare al lavoro. Dalla attività investigativa è emerso come i quattro arrestati approfittassero dello stato di bisogno dettato dalla loro necessità di rinnovare il permesso di soggiorno. Gli accertamenti condotti dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro (Nil) di Pesaro e Urbino attraverso servizi di osservazione e pedinamento, attività di videoripresa, oltre che controlli ispettivi hanno permesso di ricostruire il modus operandi. Prima il reclutamento, poi il lavoro, 10 ore al giorno anche in nero pagati meno della metà dei 6,51 euro previsti dal contratto. 
Nessuna protezione
Il tutto omettendo il pagamento di ogni forma accessoria ed obbligatoria prevista dal contratto collettivo nazionale. Anche le norme sulla sicurezza sui luoghi di lavoro sarebbero state completamente disattese: infatti ai lavoratori non veniva assicurata la formazione sul proprio impiego così come non veniva distribuito alcun tipo di dispositivo di protezione individuale né per i solventi usati, né contro la diffusione della pandemia da Covid-19. Il risparmio sui costi della sicurezza, ma anche le mancate corresponsioni contributive previdenziali in favore dei lavoratori, consentivano i prezzi così bassi. È stata accertata un’inadempienza contributiva da parte del titolare dell’autolavaggio per oltre 150mila euro, nonché l’impiego compoletamente “in nero” di 18 lavoratori, due dei quali sprovvisti di permesso di soggiorno. Da quando esiste la legge sul caporalato del 2016, nella provincia di Pesaro sono 17 gli arresti per sfruttamento di manodopera eseguiti dal Nil.

 

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