Atti sessuali con un ragazzino: psichiatra condannato a 7 anni. Gli sono stati anche vietati i luoghi frequentati da minori

Atti sessuali con un ragazzino: psichiatra condannato a 7 anni. Al professionista sono stati anche vietati i luoghi frequentati da minorenni
Atti sessuali con un ragazzino: psichiatra condannato a 7 anni. Al professionista sono stati anche vietati i luoghi frequentati da minorenni
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Venerdì 23 Luglio 2021, 04:05 - Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 11:45

PESARO  - Lo psichiatra e criminologo Michele Fonti è stato condannato a 7 anni per l’accusa di atti sessuali nei confronti di un ragazzino, suo paziente. Ieri la sentenza davanti al collegio di Pesaro con lo psichiatra che è stato anche interdetto in maniera perpetua dai pubblici uffici e dall’esercizio della professione.

Il pubblico ministero Giovanni Narbone aveva chiesto la condanna a 9 anni. A sua volta lo psichiatra, ritenendosi ingiustamente accusato, aveva denunciato per calunnia chi aveva sporto querela nei suoi confronti (l’ex paziente, nel frattempo diventato maggiorenne, e una psicologa tirocinante del suo studio per un altro fatto). La difesa del dott. Fonti ritiene inoltre che «l'istruttoria non sia stata condotta nel rispetto delle norme costituzionali e procedurali; per tali ragioni, nel fondato convincimento di ottenere un nuovo giudizio, l'Avv. Zagami non ha discusso il processo, né formulato conclusioni».

 

I fatti contestati dalla procura pesarese risalgono al periodo che va dal settembre 2011 al marzo 2014. Il reato ipotizzato è quello dell’articolo 609 quater del codice penale che equipara agli abusi gli atti a sfondo sessuale, anche consenzienti, compiuti dall’accusato con chi ha meno di 16 anni nel caso in cui il minore gli sia affidato (tra le altre fattispecie) per ragioni di cura. L’ex paziente, una volta compiuta la maggiore età, sostenuto dalla sua famiglia, ha deciso di intraprendere la battaglia giudiziaria. Così ha presentato una denuncia raccontando di aver subito molestie dallo psichiatra, il quale gli avrebbe fatto credere che il disagio personale che viveva come adolescente dipendeva dal mancato riconoscimento del suo orientamento omosessuale.

Il pubblico ministero Fabrizio Giovanni Narbone, per cercare riscontri alla versione del giovane, aveva raccolto diverse elementi (documentali e testimoniali anche tramite intercettazioni telefoniche) disponendo tra l’altro perquisizioni nello studio professionale che lo psichiatra gestisce in provincia e nelle sue ville delle vacanze in Sicilia e sul lago di Como. Fonti ha sempre negato gli addebiti e parlato di contraddizioni incolmabili.La parte civile rappresentata dall’avvocato Roberto Brunelli e Cinzia Fenici sottolineano: «Il tribunale ha ritenuto credibile e affidabile il giovane nel raccontare un’esperienza devastante». Nella sentenza di condanna al professionista è stato anche fatto divieto di frequentare luoghi che possono essere a loro volta frequentati da minorenni. 

Oggi Fonti è libero, dopo che nel novembre 2020 i carabinieri di Palermo lo avevano arrestato per possesso di documenti falsi. I militari dovevano notificargli l’avviso di conclusione di un’indagine da parte della Procura di Pesaro, ma quando si sono presentati a casa sua, lo psichiatra avrebbe tentato di fuggire dalla residenza con in spalle uno zaino pieno di documenti di identità falsi. Un reato che prevede l’arresto obbligatorio.

L'avvocato Debora Zagami, sulla questione,  ha diffuso la seguente nota: «Il Dott. Fonti ha fatto pervenire dagli Stati Uniti, ove si trova ricoverato, certificazione medica con richiesta di rinvio per essere presente in aula, ma il Tribunale di Pesaro ha rigettato tutte le istanze difensive, compresa quella di sospensione del processo in attesa della decisione definitiva sulla ricusazione del Presidente del Collegio, Dott. Maurizio Di Palma.


«La difesa del Dott. Fonti ritiene che l'istruttoria non sia stata condotta nel rispetto delle norme costituzionali e procedurali; per tali ragioni, nel fondato convincimento di ottenere un nuovo giudizio, l'Avv. Zagami non ha discusso il processo, né formulato conclusioni.


«I problemi di salute del Dott. Fonti sono insorti a causa della ingiusta detenzione subita in seguito all'arresto del novembre 2020 per il possesso di una carta di identità contraffatta, fatto per il quale il Dott. Fonti è stato completamente scagionato dal Tribunale di Termini Imerse con sentenza di assoluzione del 18 maggio 2021 e in relazione al quale ha presentato denuncia affinché sia fatta piena luce sull'operato delle Forze dell'Ordine».

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