Artigianato pesarese in ginocchio ai tempi del Covid: è il quadro peggiore di tutte Marche

Mercoledì 24 Marzo 2021 di Luigi Benelli
Artigianato pesarese in ginocchio ai tempi del Covid: è il quadro peggiore di tutte Marche

PESARO  - Un anno di resistenza, lavoro a fasi alterne e la lunga attesa per avere i soldi della cassa integrazione. Oltre 11 mila artigiani in provincia di Pesaro e Urbino hanno avuto accesso al sostegno al reddito, segnale chiaro di una difficoltà del comparto, lo scheletro delle imprese del territorio. In questi giorni i lavoratori hanno ricevuto la cassa integrazione di settembre, ottobre e novembre. 

 


Siamo a fine marzo e restano ancora fuori dicembre e i primi mesi dell’anno. Stiamo parlando dell’assegno ordinario Fsba (Fondo di Solidarietà Bilaterale per l’Artigianato) per la sospensione dovuta al covid. Oltre ai ritardi dovuti alla burocrazia, ci sono i numeri a certificare quanto sia in apnea la provincia di Pesaro. Sono 11.085 i lavoratori che hanno richiesto e ottenuto i sussidi per un totale di 2474 aziende artigiane. Sono i numeri più alti di tutta la Regione: più di Ancona, più di Ascoli e Fermo messi insieme. Il ricorso più massiccio nella meccanica con 747 aziende e 3685 lavoratori coinvolti. 


Poi il legno con 345 ditte artigiane e 1961 operai. Segue il settore alimentare con 297 imprese e 1065 lavoratori. Poi l’edilizia con 211 ditte e 756 addetti. Sono 106 nel comparto dei trasporti con 327 operatori coinvolti. Pesante il conto anche per la moda con 741 addetti che hanno chiesto la cassa integrazione. Marco Monaldi della Cgil settore artigianato analizza i dati. 


«Gli artigiani hanno pagato un prezzo altissimo in questa crisi. Come se non bastasse il meccanismo di pagamento è molto lento. Siamo in ritardo di diversi mesi e questo ha un costo sociale altissimo. I lavoratori hanno fatto tanti sacrifici e rinunce. Riceviamo continue telefonate di artigiani in crisi con mutui, affitti e bollette da pagare. E’ vero che in tanti hanno ripreso a lavorare, ma per alcuni l’orario è ridotto. E con tutte le scadenze, non ce la fanno più ad aspettare». 


Nelle Marche sono 42.916 lavoratori che hanno avuto accesso alla cassa integrazione da inizio pandemia, personale che ha coinvolto 10.114 aziende. Nella provincia di Pesaro sono stati erogati oltre 18 milioni di euro per gli oltre 11 mila addetti. Moreno Bordoni, segretario Cna Pesaro Urbino, rileva che «gli artigiani hanno pagato un prezzo altissimo in questa crisi. Per fortuna c’è stato il fondo Fsba che si è affiancato alla cassa integrazione dell’Inps altrimenti tantissime aziende in provincia non avrebbero retto. Seppure a rilento, ha tenuto in piedi un intero sistema». 


Bordoni fa presente un dato. «Secondo una analisi sulle buste paga, possiamo dire che in provincia di Pesaro quattro aziende su cinque hanno perso circa il 28% del fatturato in questo anno. In un anno normale togliere un quarto degli introiti avrebbe mandato a gambe all’aria centinaia di piccole imprese. Questo è stato evitato solo grazie agli ammortizzatori sociali. Abbiamo raccolto storie di tanta sofferenza nelle famiglie. C’è chi davvero è arrivato al limite visti i ritardi dei flussi di pagamento. Le aziende sono rimaste a galla e hanno resistito. Non siamo certo fuori dalle sabbie mobili, ma si è lentamente ripreso a lavorare e vediamo segnali positivi in settori come il mobile, la meccanica e la nautica». 

 

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